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Contribuenti, attività in chiaro

Il tempo dedicato alla esatta descrizione dell’attività svolta dal contribuente non è mai tempo perso. Qualunque sia la sede nella quale occorre far comprendere all’ufficio o al giudice l’effettiva attività svolta e le sue peculiari caratteristiche, è necessario farlo con estrema attenzione nella consapevolezza che gli errori o le incomprensioni su questo aspetto possono essere estremamente pericolosi. Nel diritto tributario vigente troppo spesso l’applicazione di norme antielusione, di veri e propri tributi, di agevolazioni fiscali o di regimi particolari di tassazione, dipendono dall’esatta qualificazione dell’attività svolta dal contribuente. La codifica di quest’ultima attraverso i parametri Istat è solo un metodo convenzionale per inquadrare l’impresa o l’attività professionale in un determinato settore ma non esaurisce, anzi semmai ne rappresenta solo una prima e sommaria descrizione, il particolare scenario operativo nel quale si muove ed opera il contribuente.

In realtà anche se attive nello stesso settore, nessuna impresa è eguale all’altra e molto spesso le divergenze, seppur sottili, possono essere tali da fare la differenza. Nella tabella alcune sentenze di merito che mostrano come la non esatta comprensione delle peculiarità dell’attività svolta dal contribuente possa facilmente condurre a risultati fuorvianti. Si prenda, per esempio, la sentenza della commissione tributaria di Genova in materia di studi di settore. Qui l’errore in cui è incorso l’ufficio, che di fatto ha determinato l’accoglimento del ricorso presentato dal contribuente, consiste nella «… mancata considerazione della situazione reale della società ricorrente…» Un’indagine più approfondita delle reali condizioni in cui la società operava sul mercato immobiliare o il semplice esame critico delle circostanze addotte dal contribuente durante il contraddittorio preventivo, si legge in sentenza, avrebbero potuto evitare l’accertamento basato esclusivamente sulle risultanze dello studio di settore di per sé non in grado di «fotografare» con esattezza le peculiarità operative dell’attività svolta dal contribuente.

Altro tema delicatissimo nel quale le reali ed effettive modalità di svolgimento dell’attività giocano un ruolo fondamentale, è quello dell’assoggettamento o meno all’imposta regionale sulle attività produttive per le cosiddette attività non dotate di autonoma organizzazione.

L’esempio della sentenza riportata nella tabella in pagina è in tale senso significativo.

Nella massima della sentenza emessa dalla Ctp di Ascoli Piceno si legge infatti che «l’agente di commercio e il promotore finanziario rientrano nella figura del piccolo imprenditore pertanto sono assoggettati a Irap solo se si avvalgono di lavoro altrui o di beni strumentali di non modesto valore». Anche in questo caso dunque un semplice esame sulle reali condizioni di svolgimento dell’attività da parte del contribuente, circa l’utilizzo o meno da parte dello stesso di beni strumentali di valore ingente o di dipendenti o collaboratori, avrebbe evitato il relativo contenzioso.

Anche l’altra sentenza della Ctp di Genova (n. 39 del 07.03.2012) in materia di accertamenti induttivi è a suo modo emblematica. Con questa particolare metodologia di accertamento gli organi verificatori, disattendendo le scritture contabili, procedono alla rettifica in aumento dei ricavi e del reddito d’impresa attraverso vari parametri desumibili da medie di settore, dati statistici, indicatori desumibili dal consumo di una certa tipologia di beni e così via. È ovvio che questa procedura ha un fondamento logico e giuridico solo se si tiene in debita considerazione le peculiari caratteristiche di svolgimento dell’attività da parte del contribuente. Cosa che non sembra essere stata tenuta in considerazione da parte degli organi verificatori nel caso di specie, poiché, come si legge in sentenza, l’ufficio qualora intenda applicare al costo della merce venduta dall’impresa in condizioni di normale attività, la percentuale media dichiarata dalla stessa nell’ultimo triennio deve comunque considerare «sia le particolari vicende aziendali che del contesto in cui l’azienda si colloca».

Ciò significa che per poter applicare una percentuale media di ricarico occorre contestualizzare il tutto nel preciso momento nel quale si colloca la verifica. Ciò che era possibile tre anni fa può non essere più praticabile adesso in virtù dei più disparati motivi quali: l’apertura di nuovi esercizi concorrenti nelle immediate vicinanze, la diminuzione della domanda dei prodotti e così via.

Se l’ufficio si rifiuta di effettuare queste preliminari ma indispensabili verifiche, e si limita ad applicare asetticamente una percentuale media del settore il rischio illegittimità del successivo accertamento è più che una semplice probabilità.

La sentenza da ultimo richiamata ci dà un ulteriore e importante insegnamento: non solo ogni realtà economica è diversa rispetto a quelle operanti nel medesimo settore ma ogni singola realtà economica muta e si differenzia da se stessa con il semplice trascorrere del tempo. La percentuale di ricarico su un determinato prodotto che quello stesso negozio applicava due o tre anni fa può essere totalmente diversa da quella applicata oggi.

Infine il caso deciso dalla Ctr Veneto nella sentenza n. 77/24/12 del 20/6/2012. Qui gli errori in cui sono incorsi i verificatori delle fiamme gialle sono stati in effetti più di uno e sono stati quasi tutti generati dall’errata percezione delle reali condizioni operative dell’esercizio turistico-commerciale oggetto di controllo fiscale.

Il ristorante e il bar interni all’albergo sono stati considerati come se fossero entità autonome senza considerare che erano invece frequentati, in massima parte, dagli stessi clienti dell’albergo e che pertanto il consumo dei tovaglioli del ristorante andava depurato dal numero degli ospiti dell’albergo che avevano incluso il pasto nella tariffa del soggiorno.

L’errore nell’inquadramento esatto dell’attività è stato anche i questo caso determinante ai fini degli esiti della verifica e del successivo accertamento.

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