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Contratto tlc, aumento di 100 euro e un fondo per le politiche attive

La riscrittura di 40 dei 58 articoli che compongono il contratto delle telecomunicazioni rappresenta la sintesi più efficace di quanto l’innovazione a 360° abbia attraversato il settore e quale sia stato l’impatto sul lavoro. Ieri Asstel, l’associazione che nel sistema di Confindustria rappresenta la filiera delle telecomunicazioni, ha siglato con Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom l’accordo sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto che riguarda oltre 130mila lavoratori. «L’accordo raggiunto in modalità completamente digitale a motivo del distanziamento imposto dalla pandemia, trova il suo ancoraggio nel Patto per la Fabbrica del 9 marzo 2018, firmato da Confindustria e dalle Confederazioni Sindacali, a vent’anni dalla firma del primo contratto collettivo nazionale di settore», dichiara il presidente di Asstel, Pietro Guindani.

Tem e tec

A regime, al quinto livello, quello medio di riferimento del settore, l’aumento sarà di 100 euro, di cui 70 da corrispondere sui minimi, in quattro tranche, a partire da aprile 2021. Con le stesse decorrenze verrà corrisposto, nell’ambito del Trattamento economico complessivo, l’elemento retributivo di settore riferito alla produttività nella misura di 30 euro. L’aumento salariale sarà quindi di 100 euro. Sempre nell’ambito del Tec le parti hanno concordato l’incremento della contribuzione aziendale al Fondo di Previdenza Telemaco all’1,3% da aprile 2021 e all’1,4% da dicembre 2022 e la contribuzione al Fondo Bilaterale di Solidarietà di Settore. Il trattamento economico complessivo arriva così a 113 euro. Il nuovo contratto coprirà il periodo che va da giugno del 2018 a dicembre del 2022, quindi un arco temporale di quattro anni e mezzo. È stato inoltre previsto che per la vacanza contrattuale siano corrisposti 450 euro di una tantum. «Si tratta di uno dei contratti complessivamente più forti tra quelli recentemente sottoscritti – dice il segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo -. In un momento di difficoltà del paese e di altre categorie, quando i metalmeccanici scendono in piazza e scioperano, le telecomunicazioni hanno firmato un contratto con un aumento salariale a tre cifre che va molto oltre il recupero dell’inflazione e, tenuto conto del recupero della produttività, previsto anche dal patto della fabbrica, riconosce lo sforzo dei lavoratori».

Le politiche attive

Nella parte normativa del contratto uno degli aspetti giudicati più positivi dalle parti è la costituzione di un Fondo Bilaterale di Solidarietà di Settore, a cui le imprese potranno far ricorso per il sostegno al reddito in caso di attuazione di misure per la riorganizzazione, la riduzione della forza lavoro o dell’orario di lavoro, nonché per il finanziamento di formazione professionale e riqualificazione. Come spiega Riccardo Saccone, segretario nazionale responsabile area tlc e emittenza della Slc Cgil, «sarà sostenuto per un terzo dai lavoratori e per due terzi dalle imprese e servirà per avviare processi di riconversione professionale delle persone e per le politiche attive del lavoro, oltre a tutti quei processi che servono a cambiare il mix generazionale nelle aziende». Il fondo accompagnerà la trasformazione della filiera nell’ambito del tema della digitalizzazione «in un settore che ha dimostrato ancor più in questi ultimi mesi quanto è fondamentale perché sta permettendo alle persone di lavorare da casa, agli studenti di seguire le lezioni, agli anziani di poter usufruire dei servizi trovando dall’altra parte del telefono o dello schermo persone che danno un supporto – aggiunge Ugliarolo -. È un settore quello delle tlc che ha bisogno di essere accompagnato nella transizione digitale in corso che ci ha portato a riscrivere buona parte degli articoli del contratto, molti dei quali risalivano agli albori, al 2000. Il fondo sarà cofinanziato da imprese e lavoratori, ma data la sua finalità contiamo che possa avere il sostegno del governo».

Gli inquadramenti

A conferma dell’impatto dei cambiamenti in corso, c’è la rivisitazione del sistema di classificazione del personale legato ai processi di trasformazione digitale, in una prospettiva di sempre maggiore valorizzazione delle competenze. A questo proposito le parti hanno deciso di inserire 26 nuovi profili professionali legati alle innovazioni digitali e il superamento di figure professionali non più presenti nel settore.

Le tutele

L’accordo migliora anche le tutele e i diritti prevedendo un allungamento del periodo di comporto per malattia e un miglioramento dei permessi per i genitori che devono assistere figli con gravi patologie o disabili, al punto che il segretario nazionale della Fistel Cisl, Vito Vitale, rileva l’importanza «della parte del welfare, dei diritti, delle tutele contro la violenza di genere e tutela della salute».

La filiera

Questo contratto «per la prima volta affronta anche un tema di politica industriale, centrale per la Filiera, ovvero l’impegno di avviare un percorso utile per affrontare in maniera sistemica i temi strutturali del settore CRM/BPO (i servizi di customer relationship management e business process outsourcing, ndr), attraverso soluzioni che ne favoriscano le condizioni di sostenibilità complessiva, con particolare attenzione all’innovazione di servizio, la produttività del lavoro e lo sviluppo del capitale umano», dice Guindani. Le parti hanno anche scelto di aggiungere all’intesa un Protocollo di intenti per il mondo dei contact center che «nella filiera sono l’anello più debole e vivono spesso le incongruenze del sistema – osserva Ugliarolo -. Solo per affrontare uno dei temi. Le tabelle ministeriali stabiliscono che non si può andare al di sotto di certi livelli, nelle gare pubbliche. Consip che gestisce la cabina di regia non sta rispettando le tabelle ministeriali e per questo abbiamo deciso di chiedere al Governo di intervenire affinché i cambi di appalto avvengano verso soggetti che applicano il nostro contratto nazionale e non contratti multiservizio o di cooperative. È arrivato il momento di superare la pirateria dei contratti nel nostro paese».

Lo smart working

La remotizzazione del lavoro nei call center che fino a gennaio era considerata non percorribile, è diventata invece centrale con la pandemia, al punto che l’estensione massiva dello smart working ha riguardato innanzitutto i call center. Nell’ipotesi di accordo è stato recepito il protocollo Principi e Linee Guida per il Nuovo Lavoro Agile nella Filiera delle Telecomunicazioni, sottoscritto lo scorso luglio e che costituisce la cornice per ulteriori accordi implementativi, demandati alla contrattazione di secondo livello. Tra l’altro il protocollo ha affrontato temi come il diritto alla disconnessione e la possibilità di una riduzione oraria a fronte di un aumento della produttività. «Si tratta di un contratto con i piedi nell’oggi e con lo sguardo sul domani – sintetizza il segretario generale della Slc Cgil, Fabrizio Solari -. Viene accettata la sfida dell’innovazione, consolidati i diritti e si lancia un messaggio di volontà di riforme e di rilancio del Paese».

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