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Contratto nascosto per 3 anni Gli ex vertici Mps a giudizio

Entreranno nell’aula del tribunale di Siena il 26 settembre. Accusati di aver nascosto quel contratto con Nomura sul “derivato” Alexandria e così ostacolato l’attività degli organi di vigilanza. Per l’ex presidente di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale Antonio Vigni e l’ex capo di Area Finanza Gianluca Baldassari, scocca l’ora del giudizio. Il giudice accoglie la richiesta dei pubblici ministeri e dispone per loro il giudizio immediato. Si chiude così la prima fase dell’inchiesta, quella che contrappone il vecchio management alla Banca d’Italia. Si chiude con la vittoria dell’accusa che vede riconosciuta la validità dell’impianto accusatorio.

Scrive il giudice nel decreto di citazione: «Mussari, Vigni e Baldassari occultavano con mezzi fraudolenti consistiti nel celare per circa tre anni nella cassaforte del dottor Vigni il contratto “mandate agreement” stipulato il 31 luglio 2009 tra Nomura e Mps attraverso il quale si realizzava un collegamento finanziario e giuridico tra le operazioni realizzate da Mps nel 2009 con controparte Nomura. Segnatamente tra le operazioni di investimento in Btp (con Asset swap, Repo e Repo Facilities) a scadenza trentennale per l’importo di 3,05 miliardi di euro e la ristrutturazione del veicolo Alexandria – tutte realizzate con la medesima controparte Nomura – così consapevolmente ostacolando le attività di vigilanza di Banca d’Italia. Con l’aggravante speciale, trattandosi di Mps spa società avente titoli quotati in borsa».

Erano stati gli attuali vertici dell’istituto di credito – il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola – a denunciare il ritrovamento del contratto. Le indagini affidate al Nucleo Valutario della Guardia di Finanza guidato dal generale Giuseppe Bottillo, avevano poi svelato che cosa ci fosse dietro la decisione di tenere segreto l’accordo. Il patto serviva infatti a nascondere le perdite causate dall’acquisizione di Antonveneta che Mps aveva acquistato nel 2007 per nove miliardi e trecento milioni dagli spagnoli del banco Santander che appena due mesi prima l’avevano invece pagata circa tre miliardi in meno, esattamente sei miliardi e trecento milioni. Un’operazione che prevedeva tra l’altro un accollo di oneri di quasi dieci miliardi.

Alla fine di giugno i pubblici ministeri Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso chiuderanno anche questa parte dell’inchiesta sollecitando il rinvio a giudizio degli ex vertici e di quei manager dell’Area Finanza che contribuirono a provocare una voragine nel bilancio. Del resto sono stati gli stessi funzionari di Mps interrogati in questi mesi a confermare come fosse proprio quello il settore chiave per le spericolate operazioni compiute per cercare di risanare un bilancio disastroso. Le loro testimonianze rappresentano, come evidenzia il giudice nell’ordinanza che dispone il processo, «prova evidente degli illeciti compiuti».

Nell’elenco viene inserito il verbale Daniele Bigi, il capo della divisione Bilancio di Mps, che afferma: «Prima che ci fosse l’ormai famosa conference call del 7 luglio 2009 tra i responsabili dei due istituti di credito per effettuare la complessa ristrutturazione, ricevetti da Baldassarri talune mail, una delle quali mi destò sospetti perché riassumeva quelli che sarebbero stati i contenuti della telefonata in corso di preparazione con i vertici di Nomura. Un punto in particolare mi insospettì perché c’era un esplicito riferimento a “operazioni fuori mercato”. Ho avuto modo di comprendere che per effetto di collegamenti e di rimandi tra il contratto e alcune mail scambiate tra la struttura di Baldassarri e Nomura, il “mandate agreement” assumeva una rilevanza fondamentale tale da stravolgere i termini dell’accordo e da rendere l’operazione chiusa da Baldassarri assolutamente non giustificabile in termini economici».

Le verifiche degli investigatori hanno effettivamente accertato che il contratto segreto ha garantito a Nomura numerosi vantaggi: una commissione pari a 88 milioni di euro, una cedola a tasso fisso del Btp 34 pari al 5 per cento su 3 miliardi di euro l’anno e soprattutto una linea di finanziamento per oltre due miliardi di euro».

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