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Contratto Fiat, rottura sull’una tantum Verso il blocco degli straordinari

Rottura tra Fiat e sindacati sul rinnovo del contratto. La distanza tra azienda e sindacati? Circa 50 euro. Fiat offriva 200 euro di una tantum per il 2014 destinata a tutti gli 86 mila dipendenti del gruppo in Italia, compresi i circa 30 mila in cassa integrazione a rotazione, i sindacati ne chiedevano 390. Ieri durante l’incontro all’Unione industriali di Torino le parti si sono avvicinate: l’azienda si è detta disponibile a salire fino a 250 euro, a determinate condizioni; i sindacati sono scesi fino a 300, ma non oltre. E a quel punto non è stato possibile raggiugnere l’intesa.
Dopo lo strappo Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione quadri Fim, Uilm, Fismic e Ugl avrebbero deciso di bloccare gli straordinari negli stabilimenti Fiat già dalla prossima settimana, ma la decisione dovrebbe essere ufficializzata nelle rispettive segreterie nazionali lunedì.
Non è in discussione l’intero contratto, ma soltanto la parte economica, perciò le sigle sindacali sperano ancora che i vertici aziendali cambino idea. La trattativa, ricorda la Fismic «ha di fatto evidenziato dei miglioramenti importanti sulla parte normativa (malattia, permessi individuali, permessi di studio, flessibilità in entrata ed uscita, medaglia Wcm, eccetera) e ha individuato un sistema premiante collegato al Wcm a partire dal 2015, un’una tantum per il 2014 e l’impegno a migliorare i minimi per il 2015; in particolare abbiamo apprezzato che l’una tantum deve essere erogata a tutti i lavoratori, compresi quelli in cassa integrazione». Ecco perché non si vuole buttare a mare il negoziato. «Lavoreremo per cercare di avvicinare le distanze — ha detto il segretario Roberto di Mulo — credo che il lavoro che abbiamo fatto finora sia così significativo da non poter essere messo in discussione dallo scoglio economico». «Riteniamo che le azioni di protesta che proclameremo unitariamente potranno far cambiare posizione all’azienda al fine di riprendere la trattativa contrattuale», sostiene il segretario nazionale della Uilm, Eros Panicali, senza nascondere «delusione e rammarico» per l’interruzione.
Ma l’azienda appare irremovibile, soprattutto a causa della situazione di crisi in cui si trova il mercato dell’auto in Italia e alla luce del forte piano di investimenti, una cinquantina di miliardi nel quinquennio a livello mondiale, di cui 5 miliardi per l’Alfa Romeo, che dovrebbero permettere, secondo il piano industriale, di tornare alla piena occupazione negli stabilimenti italiani nel 2018. E proprio ieri Fiat Chrysler ha annunciato i primi 86 concessionari per preparare il nuovo lancio dell’Alfa Romeo in Nord America.

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