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Contratto Fiat, Fiom lascia il tavolo

di Raffaella Polato

MILANO — Prevedibile la richiesta preliminare della Fiat: impegno (scritto) a «condividere» il contratto di Pomigliano e dunque a trattare a partire da quelle basi. Prevedibile, perché ampiamente annunciata, la risposta della Fiom: «Mai». Quel che cambia nel copione, questa volta, è che sono le altre sigle le prime a dire «basta» a Maurizio Landini. Il segretario delle tute blu Cgil ci prova, a restare al tavolo per seguire comunque «fino alla fine» il negoziato. Trova un muro. Alzato innanzitutto dai «colleghi segretari». Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri non ci stanno ad averlo lì. Per dirla con il numero uno della Fim-Cisl, Giuseppe Farina: «La Fiom non si rende conto che servono passi in più e sceglie di star fuori»? Okay: «Allora si va avanti senza». E visto che Landini, come promesso, non si muove dalla sala dei lavori, sono gli altri a chiedere all'azienda di cambiare stanza. Ricevendone, ovviamente, un sì.
Torino, Unione industriale, ieri. È il primo vero appuntamento «di sostanza» tra Lingotto e sindacati per definire, dopo la disdetta Fiat delle intese nazionali, il «contratto collettivo di primo livello» da applicare al gruppo. Che i metalmeccanici arrivino divisi si sa: pronte ad estendere gli accordi del 29 dicembre 2010 (il «modello Pomigliano») le sigle che già quegli accordi li avevano firmati, ferma sul proprio irriducibile «no» la Fiom. Quel che forse non era stato messo in conto fino in fondo, dalla squadra Cgil, è il livello raggiunto dallo scontro non solo con l'azienda ma, ormai, anche con gli altri sindacati. Sono loro, adesso, a marcarne l'isolamento. Tant'è che è soprattutto su di loro che cadono ora i fulmini di Landini. Parla di «attentato senza precedenti alle libertà sindacali». Accusa tante volte usata contro la Fiat ma, ieri, sparata esplicitamente verso Fim, Uilm, Fismic, Ugl: «Hanno chiesto di proseguire il negoziato che esclude la Fiom. Non è più una proposta dell'azienda. È una richiesta delle altre sigle. Un fatto gravissimo che deve riguardare anche le forze politiche e il governo: i sindacati, così, diventano aziendali e corporativi».
Frasi pesanti. Che cadono però quasi nell'indifferenza. Il Lingotto può limitarsi ad assistere. Fim, Uilm e gli altri — che in mattinata avevano organizzato un contropresidio da opporre alle contestazioni dei Cobas — si limitano a replicare all'unisono: «La scelta della Fiom è solo della Fiom. I sindacati devono fare i conti con la realtà. La Fiat vuole l'esigibilità degli accordi, come sapevamo, e ha posto una condizione: noi abbiamo detto sì, loro no. Abbiamo chiesto di proseguire perché non volevamo che la trattativa saltasse, perché occorre arrivare a un accordo che assicuri un contratto uguale o migliorativo per tutti». Si va avanti subito: da stamattina stesura dei testi per «chiudere presto». Senza la Fiom. Non senza il suo prevedibile contrattacco.
 

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