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Contratto Fca, l’accordo in salita

La delusione è naturale che ci sia stata, una parte degli operai Fca Usa, il 65%, non ha approvato gli accordi presi con il capo del sindacato Dennis Williams e la sua squadra e da Sergio Marchionne che ha fatto sentire la sua voce: «Entrambe le parti hanno lavorato duro, per sottoscrivere un documento che voleva premiare l’impegno della forza lavoro e garantire, nello stesso tempo, il continuo successo e la competitività dell’azienda». Trovare il giusto equilibrio per ottenere questi due obiettivi è stata la cosa più difficile di questo negoziato, un compromesso giusto pareva fosse stato raggiunto. Williams è d’accordo a riaprire la trattativa con Fca, «torneremo a riunirci e a considerare i problemi insieme, per prendere, uniti, la decisione finale, questa non é una sconfitta».
Marchionne e gli operai più anziani non hanno dimenticato quando nel 2009 per far risorgere la Chrysler fallita, hanno affrontato sacrifici ed ostacoli insormontabili. I nuovi assunti non conoscono le angosce di allora e l’azienda non deve ricadere nella stessa tragica situazione. I mercati sono divenuti più aggressivi, in continua evoluzione, con zone d’ombra che si manifestano improvvisamente, senza segnali premonitori ( vedi il freno della Cina, la caduta del Brasile ed il crollo della Russia). Le sfide da affrontare sono diverse da quelle di sette anni fa, la vicenda triste e drammatica di Volkswagen lo insegna. Il primo impegno di un’amministrazione corretta è la difesa del proprio gruppo che è patrimonio di tutti, degli azionisti e dei dipendenti. Il piano industriale deve procedere nei tempi stabiliti, se le pretese fossero eccessive, forse alcune produzioni potrebbero passare dagli Usa in altri continenti, Europa compresa. Gli impianti italiani, trasformati in un’eccellenza, tanto da poter assemblare i marchi più prestigiosi (vedi Maserati, Jeep e prossimamente Alfa Romeo) sono pronti ad accogliere altre vetture. A settembre Fca Usa ha venduto 193.019 unità, +14%, con il marchio Jeep cresciuto del 40%, grazie a Compass +54%, a Cherokee +38%, a Wrangler +26 %. Ottimi risultati anche per la Renegade assemblata a Melfi, da luglio ne sono state consegnate 22.400. Ma è l’Italia che sorprende ancora, Fca ha nuovamente superato il mercato – cresciuto del 17,15% con 130mila immatricolazioni, il Dieselgate non ha avuto effetti dice il Centro Studi Promotor – registrando un +20,3% con 36.900 vendite e una quota del 28,4%.Tutti i marchi positivi: Jeep ha totalizzato un aumento del 251,1%, Fiat del 23,8%, Alfa Romeo dell’11% e Lancia, con la sola Ypsilon, continua a stupire: in nove mesi ne sono state consegnate 43.700, in settembre è la seconda vettura più venduta, dopo la Panda, con circa 4.500 registrazioni e il 12,7% di quota del segmento B.

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