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Contratto di espansione, accesso con 100 dipendenti

Con il decreto Sostegni-bis il contratto di espansione ottiene un potente incentivo: diventa utilizzabile per quest’anno nelle imprese che raggiungono la soglia di 100 dipendenti (il tetto precedente era fissato a 250 per il solo scivolo pensionistico del comma 5-bis dell’articolo 41 del Dlgs 148/2015 e a 500 per fruire anche della cassa integrazione). Con la modifica prevista, quindi, anche le aziende di minori dimensioni possono accompagnare i dipendenti a pensione e attivare programmi di riqualificazione con ricorso alla Cigs.

Questo strumento serve a gestire i processi di riorganizzazione della forza lavoro (che prevedano la contemporanea uscita ed entrata di personale, oltre a dei percorsi formativi), e può essere affiancato da un periodo di cassa integrazione straordinaria. La soglia numerica si calcola considerando i lavoratori occupati mediamente nel semestre precedente alla data di sottoscrizione del contratto, includendo nella base di computo gli addetti con qualunque qualifica e tipologia contrattuale.

L’accordo è siglato con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale – e con le loro Rsa o con la Rsu ove presenti – e deve contenere alcuni elementi specifici.

Il primo consiste nel numero delle persone da assumere e i relativi profili professionali interessati da piani di reindustrializzazione o riorganizzazione, con la relativa programmazione temporale delle assunzioni, e l’indicazione della durata a tempo indeterminato dei contratti di lavoro (si può ricorrere anche al contratto di apprendistato professionalizzante).

Accanto alla pianificazione delle assunzioni, il contratto deve indicare la riduzione complessiva media dell’orario di lavoro, il numero dei dipendenti interessati da percorsi formativi relativamente alle professionalità in organico, nonché il numero dei lavoratori che – avendo una distanza non superiore a 60 mesi dal pensionamento di vecchiaia o anticipato – lasciano l’impiego per accettare uno scivolo mensile che li accompagna alla pensione.

Infine, il contratto di espansione deve riportare la stima, ai fini del monitoraggio delle risorse finanziarie, dei costi previsti a copertura dei benefici previsti dall’accordo.

I lavoratori che lasciano l’attività percepiscono un’indennità mensile di accompagnamento alla pensione, la cui entità è commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Tale somma viene pagata dall’Inps, dietro provvista finanziaria del datore di lavoro, alla sua liquidazione. In questo modo, il dipendente che lascia prima il lavoro percepisce, fino alla maturazione della pensione, una somma vicina al valore del suo futuro trattamento pensionistico.

Possono essere coinvolti nella procedura tutti i lavoratori a tempo indeterminato, compresi apprendisti e dirigenti; per l’adesione all’accordo è richiesto un esplicito consenso individuale, che dovrà essere seguito da un accordo di risoluzione consensuale con cui il rapporto di lavoro dovrà essere risolto (entro il 30 novembre 2021).

La norma prevede, infine, che future leggi o atti aventi forza di legge non potranno modificare i requisiti per il diritto a pensione in vigore al momento dell’adesione al contratto di espansione; una norma necessaria per evitare il ripetersi di casi come quello degli esodati.

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