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Contratto banche, via ai «cantieri»

Se la scadenza della proroga del contratto dei bancari al 31 dicembre verrà rispettata si vedrà, certamente la delegazione di Abi, guidata da Alessandro Profumo, e i sindacati stanno facendo di tutto per far sì che i bancari possano avere il nuovo contratto entro fine anno. Profumo ieri, tra l’altro, ha chiesto ufficialmente alle sette sigle presenti al primo tavolo (Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, Ugl credito, Sinfub, Dircredito) di valutare la possibilità di riportare nel negoziato principale Unisin che da alcuni anni porta avanti con Abi un negoziato separato. Secondo fonti interne al Casl di Abi tra i banchieri non c’è la volontà di stravolgere l’impianto del contratto: ci sarà da lavorare sugli assetti contrattuali ma soprattutto c’è l’urgenza di interrompere gli automatismi dati da scatti e Tfr che portano a un innalzamento del costo del lavoro difficile da gestire in una fase in cui si procede a ricavi compressi.
Le parti hanno definito il metodo di lavoro che accompagnerà la trattativa per il rinnovo nei prossimi mesi. Un tavolo principale si occuperà della richiesta economica, dell’occupazione e del perimetro contrattuale, mentre due cantieri entreranno nel merito dell’area contrattuale e degli inquadramenti. Nell’incontro si è fatto riferimento ai nuovi dati sull’inflazione e i sindacati hanno detto di essere disponibili a tenere conto delle dinamiche inflattive di oggi che richiedono un aggiornamento della loro richiesta economica. L’aumento del 6,05% frutto di un calcolo dei mesi scorsi e rivendicato nella piattaforma delle sette sigle, alla luce della deflazione in corso, dovrebbe essere ritoccato al ribasso di un 1,2% circa. E scendere così al di sotto del 5%. Però «se l’Abi continuerà a irrigidirsi sulle sue posizioni, continuando a chiedere di interrompere il riconoscimento politico del recupero dell’inflazione nel contratto, si andrà allo scontro», spiega il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Per la Fabi si deve passare dall’ottica «della gestione dell’emergenza alla condivisione di un obiettivo, non di un progetto, per difendere la categoria, difendere il settore e per gestire le criticità che nasceranno dagli esiti degli stress test», continua Sileoni.
Politicamente ci sono stati degli avvicinamenti sul ruolo del contratto nazionale. O almeno la volontà di discutere per arrivare a una posizione comune. «I banchieri hanno spiegato di non aver interesse a distruggere il valore politico del contratto nazionale – spiega Sileoni –. Lo verificheremo nel corso del negoziato». Per Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil «è importante che sia stato riconosciuto anche da parte di Abi il valore del contratto nazionale. In ogni caso la difesa e il rafforzamento dell’area contrattuale insieme all’occupazione, al potere d’acquisto e all’inflazione reale continuano ad essere le nostre priorità». «Spazziamo via ogni posizione ideologica. E l’Abi non dovrà più nascondersi dietro la situazione di necessità, congiunturale o meno, per trovare soluzioni che strutturalmente cambiano l’impostazione delle relazioni – aggiunge il segretario generale della Fiba Giulio Romani –. Come da tempo da noi auspicato, da oggi avviamo dei gruppi di lavoro tematici che ci permetteranno di entrare finalmente nel merito delle questioni». Massimo Masi, riconfermato alla guida della Uilca nell’ultimo congresso, spiega che la sua organizzazione «è disponibile al rafforzamento della contrattazione aziendale purché vengano ripristinati i contratti integrativi aziendali, fonte di certezze e garanzie dei diritti e dei doveri, con la possibilità di recupero della produttività aziendale».
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