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Contratto bancario «valido» se attuato da entrambe le parti

La forma scritta richiesta per la validità del contratto bancario è rispettata anche quando entrambe le parti eseguono senza contestazioni l’accordo firmato solo dal cliente. È quanto emerge da una sentenza della Corte d’appello di Napoli (presidente Giordano, relatore Cataldi) dello scorso 28 dicembre.
La controversia è stata promossa da una Srl e dai suoi fideiussori per ottenere la condanna di una banca alla restituzione delle somme che, secondo quanto affermato dagli stessi attori, erano state illegittimamente addebitate su un conto corrente della società. Il tribunale, accogliendo in parte la domanda riconvenzionale della banca, aveva invece condannato gli attori al pagamento di 7mila euro, che, in base alla consulenza tecnica d’ufficio, costituivano il debito della stessa Srl. Quest’ultima ha quindi presentato appello, ribadendo la domanda avanzata in tribunale.
Nel decidere il gravame, la Corte si sofferma, innanzitutto, sulla validità del contratto di conto corrente su cui si fondava la pretesa della banca. I giudici ricordano che è nullo il contratto bancario non concluso in forma scritta. Nel caso in esame, la banca aveva prodotto copia di un atto sottoscritto solo dal rappresentante della Srl e non anche da un suo funzionario. Si trattava di un modulo in cui la cliente dichiarava di aver preso nota che il conto corrente sarebbe stato regolato dalle condizioni in esso trascritte. Resta, allora, da stabilire il «valore da attribuire a quel documento», in quanto non firmato da un dipendente della banca.
Sul punto, la Corte afferma di doversi discostare dalla sentenza 5929/2016 della Cassazione, secondo cui la produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l’ha firmata equivale a una sottoscrizione solo “ex nunc”, e cioè a partire dal momento della produzione stessa.
Secondo i giudici di Napoli, la decisione della Corte suprema «muove dal presupposto – che appare indimostrato – della coincidenza tra forma scritta del contratto e sua sottoscrizione da parte dei due contraenti». Tuttavia, «la sottoscrizione – si legge nella sentenza – non è un elemento essenziale dell’atto scritto in quanto tale». Infatti, l’articolo 214 del Codice di procedura civile (intitolato «Disconoscimento della scrittura privata») afferma che colui contro il quale è prodotta una scrittura privata, se intende disconoscerla, è tenuto a negare formalmente la propria scrittura o la propria sottoscrizione. Questo significa – conclude la Corte di Napoli – «che potrebbe esservi una scrittura privata anche senza sottoscrizione, che varrebbe come tale» sino al momento di un suo eventuale disconoscimento.
E allora, se la produzione in giudizio determina la conclusione del contratto (come accettazione di una proposta), ciò «vuol dire che ben possono esistere comportamenti concludenti» che equivalgono a una sottoscrizione, «ferma restando la necessità di un testo contrattuale scritto». E «l’avvenuta e reiterata esecuzione del contratto, unita alla sua mancata contestazione e al suo mancato disconoscimento, rappresentano certamente comportamenti che palesano la volontà di dare esecuzione a quel contratto scritto».
Così la Corte ha respinto l’eccezione di nullità del contratto e ha rimesso la causa sul ruolo per un nuovo calcolo del saldo del conto corrente.

Antonino Porracciolo

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