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Contratto a termine, voce alle parti

Basta l’accordo sindacale aziendale a ridurre l’intervallo di attesa tra due contratti a termine a 20/30 giorni in luogo di 60/90 giorni. Riduzione, peraltro, che può avvenire per «qualunque ipotesi». Lo spiega il ministero del lavoro nella circolare n. 27 di ieri illustrando le novità in tema di successione di contratti a termine, dopo le novità della riforma Fornero (legge n. 92/2012) e del dl n. 83/2012.

Il ministero precisa che la predetta riduzione per «qualunque ipotesi» è esclusiva delle parti sociali, di qualsiasi livello: se non arriva, il ministero non ha ruolo sostitutivo.

La stretta Fornero

La questione è sorta all’indomani dell’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro. Fino al 17 luglio, infatti, era legittima la riassunzione a termine una volta decorsi 10 giorni dalla scadenza del primo contratto a termine nei rapporti fino a sei mesi e decorsi 20 giorni nei rapporti oltre i sei mesi di durata. La legge n. 92/2012 (riforma Fornero) ha allungato i predetti termini rispettivamente a 60 e 90 giorni (dal 18 luglio).

Le deroghe

Sempre la riforma Fornero ha dato facoltà agli accordi di livello interconfederale e di categoria, ovvero in via delegata a livello decentrato, di prevedere, stabilendone le condizioni, la riduzione dei periodi, rispettivamente, fino a 20 giorni e 30 giorni individuando gli specifici casi, ossia qualora l’assunzione a termine avvenga nell’ambito di un processo organizzativo determinato: dall’avvio di una nuova attività; dal lancio di un prodotto o di un servizio innovativo; dall’implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico; dalla fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo; dal rinnovo o dalla proroga di una commessa consistente. Al contempo, ha demandato al ministero del lavoro, in mancanza di intervento della contrattazione collettiva decorsi 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge n. 92/2012 (18 luglio 2013), il compito di individuare le specifiche condizioni in cui far operare le predette riduzioni. In questo caso, precisa ora il ministero, «la contrattazione collettiva è “sollecitata” a regolamentare tali fattispecie proprio in ragione di una possibile iniziativa di carattere sostitutivo» da parte dello stesso ministero.

Le novità del decreto sviluppo

Successivamente, in sede di conversione del dl sviluppo (il dl n. 83/2012), la stretta Fornero è stata ulteriormente allentata con la previsione di nuove deroghe. Infatti, l’articolo 46-bis del dl n. 83/2012 ha stabilito che «i termini ridotti di cui al primo periodo trovano applicazione per le attività di cui al comma 4-ter e in ogni altro caso previsto dai contratti collettivi stipulati ad ogni livello dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». In altre parole, l’articolo 46-bis, riferendosi alle norme del dlgs n. 368/2001 (che contiene la disciplina sui contratti a termine e che è stata modificata dalla riforma Fornero) ha stabilito l’applicazione dei termini ridotti di 20/30 giorni alle attività stagionali individuate dal dpr n. 1525/1963 (sono queste «le attività di cui al comma 4-ter»), e ha attribuito una delega in bianco alla contrattazione collettiva, di ogni livello, nell’individuazione di «ogni altro caso» per il quale il secondo rapporto a termine possa essere instaurato dopo 20 (anziché 60) giorni, in caso di contratto di durata fino a sei mesi, ovvero dopo 30 (anziché 90) giorni in caso di contratto di durata oltre i sei mesi. In questo caso, spiega il ministero, il riferimento ad «ogni altro caso previsto dai contratti collettivi» di ogni livello, rende comunque valida «ogni altra ipotesi di riduzione degli intervalli da parte della contrattazione nazionale, territoriale o aziendale, anche in ipotesi diverse e ulteriori rispetto a quelle legate ai processi organizzativi», senza che in tal caso sia però previsto un ruolo sostitutivo del ministero.

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