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Contratti, sterlina e petrolio: tre «mine» per i vettori low cost

Più di centomila passeggeri rimasti a terra e 750mila voli cancellati. Il fallimento della compagnia aerea Monarch Airlines e del suo tour operator rappresenta un caso senza precedenti per il settore aeronautico britannico. Dopo il caso di Ryanair che ha cancellato 20mila voli in tutta Europa per la fuoriuscita dei piloti, il modello low cost sembra avere terminato la sua corsa inarrestabile. Tariffe troppo basse, lievitazione dei costi e avvio di una nuova fase di consolidamento stanno trasformando il settore aeronautico europeo. Dal canto loro, le compagnie tradizionali stanno recuperando terreno, con politiche che puntano sull’efficienza e il taglio dei costi, premiate dalla Borsa: dall’inizio dell’anno il titolo Lufthansa è salito del 98%, Air France Klm del 163% e British Airways del 38 per cento.
Su Monarch pesa la Brexit
Quinto vettore, con 2100 dipendenti, 40 destinazioni dai principali aeroporti britannici (Luton, Gatwich, Manchester, Leeds, Birmingham), Monarch Airlines fondata nel 1968, era già stata salvata lo scorso anno dal fondo di private equity, GreyBull che aveva iniettato 125 milioni di sterline per rilevare il 90% della società, una scommessa che si è rivelata perdente. Gli attacchi terroristici in Egitto, Tunisia e Turchia dello scorso anno avevano già compromesso il vettore low cost specializzato nelle destinazioni turistiche del Mediterraneo. Non poteva mancare la Brexit a contribuire al collasso con la sterlina indebolita nei confronti delle principali valute quelle stesse con cui vengono pagati carburante e i servizi di handling negli aeroporti esteri, tutti ingredienti che contribuiscono a fare lievitare i costi.
Il nodo delle tariffe
Nel caso di Monarch Airlines, a nulla è servito trasportare più passeggeri se le tariffe sono troppo basse per coprire i costi. Il problema sta affliggendo tutto il settore aeronautico europeo che si trova a confrontarsi con una offerta eccessiva che inevitabilmente riduce il prezzo dei biglietti aerei. Non è un caso che ieri in Borsa la notizia del fallimento del vettore ha fatto scattare i titoli dei principali vettori (easyJet +5,3% BA +2,4, Jet2.com +8,3%, Ryanair 3,6%) sull’ipotesi che i concorrenti potranno avvantaggiarsi delle disgrazie altrui.
A venire allo scoperto è stata British Airways che ha dichiarato di essere interessata a parti del vettore, mentre Virgin Atlantic ha avviato le procedure per l’assunzione di una quarantina di piloti su 600. Anche Ryanair potrebbe essere interessata ad assumere parte dei piloti di Monarch Airlines. Mentre EasyJet con la sua base all’aeroporto londinese di Luton, la stessa di Monarch Airlines, è vista come il porto naturale degli slot.
Settore in consolidamento
Per sintetizzare quanto sta succedendo, l’analista di Cantor Fitzgerald parla di «consolidamento del settore del corto raggio in Europa» al termine del quale cinque-sei vettori domineranno il mercato. Gli analisti hanno rivisto le previsioni di crescita del corto raggio al 3,2% per la stagione invernale rispetto al precedente 7,3%. Non è un caso che molte compagnie low cost stiano puntando sulle rotte a lungo raggio per aumentare la profittabilità e compensare l’aumento dei costi dal carburante al personale alla valuta.
Recuperano i vettori tradizionali
Nel caso di Ryanair che oggi vanta l’incidenza più bassa sul fatturato dei costi dello staff, la compagnia ha promesso bonus e nuovi contratti di lavoro ai piloti per evitare la loro fuoriuscita, voci che faranno inevitabilmente lievitare i costi. Dal canto loro, le leading companies stanno recuperando terreno e tra il 2012 e il 2016 hanno ridotto i costi (escluso il carburante ) del 7,1%, voce che per le compagnie low cost, invece, è aumentata del 2,9, secondo uno studio di Alixpartners. I processi di ristrutturazione degli ultimi hanno consentito di ridurre il costo del lavoro dell’8%, mentre le low cost non sono andate oltre il 2,5%. Ora sono pronte a scrivere un nuovo capitolo dell’aviazione europea.

Mara Monti

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