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Contratti, spinta per convincere la Cgil

ROMA — Sull’accordo per la produttività firmato senza la Cgil interviene il presidente della Repubblica che, da Parigi per una visita di Stato, si «augura che ci sia un riavvicinamento perché è importante che non manchi il contributo della Cgil». Giorgio Napolitano ha aggiunto che ora «vedremo gli sviluppi, il governo ha tenuto a chiarire che non si è abbassata nessuna saracinesca».
La sinistra si è divisa in tre anime, con quella di Nichi Vendola a totale favore del segretario Cgil Susanna Camusso, quella di Matteo Renzi contro spiegando che «non si possono avere sindacati che dicono solo no» e infine quella dialogante del segretario Pd Pierluigi Bersani secondo cui «la Cgil non ha fatto passi indietro». E, per recuperarla e ricomporre l’unità sindacale, Bersani suggerisce di risolvere al più presto il problema della rappresentanza. Un tema questo sentito anche dalla Alleanza delle cooperative che ieri ha lanciato la proposta di affrontarlo al più presto.
Il filo per recuperare la Cgil potrebbe dunque essere la riforma della «democrazia» sindacale per altro prevista anche dall’accordo sulla produttività e dal patto interconfederale sui nuovi contratti del 28 giugno dell’anno scorso.
I toni ieri erano ancora molto accesi, sia sul trionfalismo dell’accordo che sull’isolamento della Cgil. La Camusso ha evitato di rispondere ai ministri Corrado Passera (Sviluppo) ed Elsa Fornero (Lavoro) che hanno replicato alle sue critiche e ha preferito far parlare le cifre. Non c’entrano con l’intesa sulla produttività ma con la politica economica del governo sì. Secondo l’ufficio studi Cgil è in «scadenza un esercito di 230 mila precari, una bomba sociale che va disinnescata con una proroga immediata dei contratti». Il sindacato di Corso Italia accusa la spending review del governo Monti di un «effetto perverso» che taglia migliaia di posti di lavoro.
Per la Confindustria del vicepresidente Antonella Mansi «l’intesa va nella giusta direzione» dicendosi dispiaciuta per il no della Cgil, mentre Alberto Bombassei sottolinea che «l’intesa è al di sotto delle aspettative perché il fatto che manchi la Cgil non è cosa da poco». Polemica anche la destra. Il senatore Giuliano Cazzola accusa la Cgil di «irresponsabilità» e spiega che il suo isolamento non dipende così da Sacconi o dal governo Berlusconi ma dal «suo atteggiamento pregiudiziale» contro ogni cambiamento. Per l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti «meglio sarebbe mettere i soldi del Tfr in busta paga che detassare la tredicesima come ha chiesto la Camusso». E, sul fronte produttività, propone modelli contrattuali diversi per la piccola e grande impresa.

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