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“Contratti, siamo pronti alla riforma”

Aspetterà, ma non per molto: il governo è pronto ad intervenire sulla riforma del modello contrattuale. Se Confindustria e sindacato non troveranno a breve un accordo sul come scrivere le nuove regole dei rapporti di lavoro, della questione se ne occuperà direttamente Palazzo Chigi.
Dopo le parole pronunciate ieri da Giorgio Squinzi, presidente Confindustria («il capitolo è chiuso, non ci sono margini di trattativa» aveva detto) da Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, è arrivato un messaggio chiaro: «Questo è un tema tipico delle parti sociali, noi aspettiamo, ma non potremo aspettare in eterno. O troveranno il modo di far ripartire il confronto, o il governo si prenderà le proprie responsabilità, cercando di interpretare l’interesse generale del Paese». Il pericolo che le norme su contratti aziendali, integrativi e territoriali possano passare sopra la testa delle parti sociali è quindi sempre più serio. E i sindacati sanno che questa, per loro, sarebbe una pesante sconfitta. Il governo , infatti, ha lasciato intendere che la soluzione potrebbe essere quella di introdurre il salario minimo superando così il contratto nazionale. «Sulla questione il governo non ha voluto esercitare la delega – ha detto Poletti – proprio per evitare di aprire un problema a fronte della volontà e della necessità che le parti trovino un’intesa».
Ecco quindi che al di là delle singole posizioni sul caso, Cgil, Cisl e Uil ieri si sono ricompattate per rilanciare la palla dall’altra parte del campo e ribadire che c’è un fronte comune. Sono pronti a portare avanti i rinnovi (7 milioni di lavoratori in attesa, con le piattaforme già presentate) e la riforma su due tavoli, assicurano. Superando le divisioni finora manifestate (all’ultimo incontro con Confindustria si è presentata solo la Cisl) «adesso siamo tutti e tre d’accordo». «Spero che Squinzi domani si svegli e dica di riprendere la discussione – ha commentato Carmelo Barbagallo leader della Uil – ma non perda tempo e non si aspetti sconti». In realtà le diversità di vedute all’interno dal fronte sindacale restano, tanto che Annamaria Furlan fa un appello «ad abbandonare i nervosismi, sarebbe troppo facile rimuovere il problema e affidarlo a terzi».
Il fronte in difesa del contratto nazionale è comunque variegato e va dalla Fiom di Maurizio Landini alla Confcommercio di Carlo Sangalli. «Confindustria sceglie una strada che mette in discussione i contratti nazionali e la contrattazione, secondo me sbagliando. Questo significa non solo aprire lo scontro nel Paese, ma affermare un’idea di impresa fondata su bassi salari e su bassa qualità» ha commentato Landini. Secondo Sangalli: «Per le piccole imprese, la valenza di un contratto nazionale è insostituibile, una legge uguale per tutti sarebbe controproducente ».
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