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Contratti, riordino vicino

Più semplificazione. Contratto di lavoro a orario modulato, per ricomprendere tutte le modalità di lavoro part-time e intermittente. E stop alla clausola di salvaguardia, contraria agli obiettivi del governo di contenere i costi del lavoro. Sono alcune delle osservazioni contenute nel parere (favorevole) approvato ieri dalla commissione lavoro del senato sul decreto legislativo, attuativo del Jobs Act, e relativo al riordino delle tipologie contrattuali.

Il documento, di cui era relatore Maurizio Sacconi, rileva in primo luogo che la clausola di salvaguardia che prevede un eventuale contributo di solidarietà per datori di lavoro e autonomi nel caso di insufficienza delle risorse «si pone in evidente contraddizione con l’indirizzo perseguito dal governo in termini di contenimento del costo indiretto del lavoro» e «ne propone quindi la soppressione o la sostituzione con altre modalità di copertura». Più in generale, la commissione ritiene che il decreto costituisca solo una «anticipazione parziale» rispetto al varo di un «Testo unico semplificato, innovativo delle tipologie contrattuali e dei rapporti di lavoro». Si ribadisce infatti la necessità di semplificare ulteriormente le disposizioni, per esempio attraverso un più ampio e più semplice modello di contratto a orario modulato tale da includere tutte le modalità di lavoro parziale e intermittente. Per quanto riguarda la distinzione tra lavoro dipendente e indipendente la commissione, ha spiegato il relatore, ha sconsigliato il criterio della ripetitività della prestazione perché proprio anche delle attività più genuinamente autonome, anche quando ad alta qualificazione. Il testo approvato dal governo prevede infatti che dal 1° gennaio 2016, le collaborazioni che realizzano prestazioni esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e luogo di lavoro (si tratta, in sostanza, degli indici «critici» di autonomia delle collaborazioni, costruiti nel tempo dalla giurisprudenza), siano considerate come rapporti di lavoro subordinato». Sopravvivono solo le collaborazioni disciplinate da accordi collettivi; o prestate nell’esercizio di professioni per le quali è necessario l’iscrizione ad albi; o relative a funzioni di amministrazione e controllo o in collegi e commissioni; oppure relative a prestazioni di lavoro rese a favore di associazioni e società sportive riconosciute dal Coni. Il parere invece conferma il criterio secondo il quale il committente determina le modalità, in particolare di tempo e di luogo, della prestazione aggiungendovi la «unilateralità» di questo suo potere in modo che sia evidente il rapporto gerarchico con il prestatore. La commissione ha poi indicato i casi in cui, per le caratteristiche del contesto produttivo o del finanziamento dei progetti, esse devono ritenersi genuine e perciò legittime. Infine, i senatori hanno dato parere favorevole, anche in questo caso con osservazioni, al provvedimento con le «Misure di conciliazione su esigenze di cura, vita e lavoro».

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