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Contratti, rescissione ampia

La rescissione del contratto per lesione si ha anche nel caso in cui lo stato di bisogno del contraente non coincida con un’assoluta indigenza: basta anche una contingente situazione di difficoltà economica, per carenza di liquidità, tale da non consentire di far fronte ad impegni di pagamento con mezzi normali e da incidere sulla libera determinazione a contrarre. Lo sancisce la Cassazione nella sentenza 12665, depositata ieri.
L’azione di rescissione per lesione è data dall’articolo 1448 del Codice civile se vi è sproporzione tra la prestazione di una parte contraente e quella dell’altre e questa sproporzione sia dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne vantaggio. Si pensi un proprietario di immobile che, avendo perso il lavoro e dovendo ricorrere a un costoso intervento operatorio, lo svenda per 10 quando il valore dell’immobile sia 30 e il compratore ne approfitti sapendo delle pessime condizioni economiche e di salute del venditore.
Nel caso in cui dunque maturino i presupposti dell’azione di rescissione per lesione, la parte danneggiata può agire in giudizio per sciogliere il contratto concluso in stato di bisogno, ma con due precisazioni:
l’azione di rescissione non è ammissibile se la lesione non ecceda la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al tempo del contratto,
il contraente contro il quale è domandata la rescissione può evitarla offrendo una modificazione del contratto sufficiente per ricondurlo ad equità.
La giurisprudenza interpreta tradizionalmente con estrema ampiezza il concetto di stato di bisogno, ritenendo che esso non coincida necessariamente con l’assoluta indigenza o condizione di povertà e nullatenenza, ma che possa essere rappresentato anche da una semplice, obiettiva difficoltà economica o da una contingente carenza di liquidità o momentanea indisponibilità di denaro, purché sia risultata determinante della volizione negoziale e della disponibilità ad accettare corrispettivi non proporzionati alla propria prestazione.
Quanto alla ricorrenza dell’approfittamento dello stato di bisogno, in giurisprudenza si ritiene che non occorra una particolare attività diretta, in maniera più o meno ingannevole, ad indurre la controparte a stipulare il contratto, in quanto l’approfittamento consiste nella consapevolezza che una parte abbia dello squilibrio tra le prestazioni contrattuali derivante dallo stato di bisogno altrui di cui questi abbia parimenti conoscenza.

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