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Contratti online, il link non basta

Nella conclusione di contratti a distanza le informazioni dovute al consumatore non sono considerate accessibili se sono fornite via Internet con un collegamento ipertestuale attraverso un link mostrato dal venditore al sito internet dell’impresa, non garantendosi in questo modo né un supporto duraturo, né la fornitura, né la ricezione delle informazioni. È quanto espresso dalla Corte di giustizia europea (terza sezione) con la sentenza del 5/7/2012, C-49/11.

Il caso. Una società a responsabilità limitata di diritto inglese, tramite una succursale in Germania, propone diversi servizi online sul suo sito internet, redatto in lingua tedesca e accessibile anche in Austria. In particolare, si tratta di un sito attraverso il quale è possibile scaricare software gratuiti o versioni di prova di software a pagamento. Per poter utilizzare il sito, gli internauti devono compilare un modulo di iscrizione. Nel registrarsi, devono dichiarare, contrassegnando una casella con un segno di spunta, di accettare le condizioni generali di vendita e di rinunciare al diritto di recesso. Le informazioni previste agli articoli 4 e 5 della direttiva 97/7, in particolare quelle relative al diritto di recesso, non sono direttamente mostrate agli internauti, che possono tuttavia visualizzarle cliccando su un link presente nella pagina di stipulazione del contratto. La sottoscrizione di un abbonamento con la società non può avvenire senza che la casella sia stata contrassegnata. Risulta quindi che, dopo la registrazione, i consumatori ricevevano dall’impresa un messaggio e-mail senza alcuna informazione riguardo al diritto di recesso, bensì solo un link verso il sito internet sul quale poter ottenere informazioni in merito al diritto di recesso. Dopodiché il consumatore riceve una fattura in cui gli viene richiesto il pagamento per l’accesso ai contenuti del sito internet per un periodo di 12 mesi. Con la medesima fattura gli viene ricordato che ha rinunciato al diritto di recesso e che non ha più, quindi, la possibilità di disdire l’abbonamento. Il procedimento principale è stato avviato dall’ente titolare anche di funzioni di tutela dei consumatori con sede in Vienna (Austria), che contesta la condotta commerciale della società per violazione di svariate norme imposte dal diritto dell’Unione e dal diritto nazionale in tema di tutela dei consumatori.

La posizione delle Corte di giustizia dell’Unione europea. Rilevano i giudici della Corte Ue che, ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7, il consumatore deve ricevere, per iscritto o su altro supporto duraturo a sua disposizione e a lui accessibile, conferma delle informazioni pertinenti in tempo utile, a meno che esse non gli siano già state fornite, per iscritto o sull’altro supporto duraturo, prima della conclusione del contratto. Quando un professionista mette a disposizione del consumatore talune informazioni prima della conclusione del contratto non per iscritto o su supporto duraturo a disposizione del consumatore ed a lui accessibile, detto professionista è tenuto a confermargli le informazioni pertinenti per iscritto o sull’altro supporto. Nel procedimento principale la questione che si poneva era pertanto quella di stabilire se la prassi commerciale dell’impresa comportasse la fornitura delle informazioni pertinenti al consumatore su un supporto duraturo prima della conclusione del contratto o, in un momento successivo, il ricevimento da parte del consumatore della conferma di tali informazioni su un supporto siffatto. Secondo i giudici della Corte Ue, quando le informazioni che si trovano sul sito Internet del venditore sono rese accessibili solamente attraverso un link comunicato al consumatore, tali informazioni non sono né «fornite» a tale consumatore né «ricevute» da quest’ultimo, come invece prescrive l’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7. In secondo luogo, occorreva esaminare se un sito internet le cui informazioni sono accessibili al consumatore attraverso un link mostrato dal venditore debba essere considerato un «supporto duraturo» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7. Inoltre sottolineano che dal fascicolo di causa non risultava però che il sito Internet del venditore al quale rinviava il link indicato al consumatore consentisse a quest’ultimo di conservare informazioni a lui personalmente dirette in modo da avervi accesso e da poterle riprodurre identiche per un periodo di congrua durata senza che il venditore potesse modificarne unilateralmente il contenuto. La Corte Ue constata che un sito internet come quello oggetto del procedimento principale, le cui informazioni sono accessibili ai consumatori solamente attraverso un link mostrato dal venditore, non può essere considerato un «supporto duraturo» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7. Alla luce di tutte queste considerazioni, con la sentenza la terza sezione Corte di giustizia dell’Unione europea dichiara: « L’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 97/7/Ce del parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 1997, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, deve essere interpretato nel senso che non soddisfa i requisiti da esso imposti una prassi commerciale che consista nel rendere accessibili le informazioni richieste dalla norma solamente attraverso un collegamento ipertestuale a un sito internet dell’impresa interessata, dal momento che tali informazioni non sono né «fornite» da tale impresa né «ricevute» dal consumatore, come prescrive la suddetta disposizione, e che un sito Internet come quello oggetto del procedimento principale non può essere considerato un «supporto duraturo» ai sensi del medesimo articolo 5, paragrafo 1».

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