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Contratti in forma scritta senza proroga

Dal 24 ottobre entrano in vigore le norme sui contratti agroalimentari che, tra l’altro, prevedono obbligo del contratto di vendita in forma scritta per le cessioni di prodotti agricoli e alimentari (articolo 62 del Dl 1/2012 e legge 27/2012) e termini molto stringenti per i pagamenti (30 giorni per i prodotti deteriorabili e 60 per gli altri). Termini che decorrono dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura. Ai fini dei termini di pagamento, con effetto per le consegne eseguite dal 24 ottobre, assume rilevanza la data di ricevimento della fattura da parte del cliente. Così, per i beni consegnati dal 24 ottobre, la fattura può essere emessa il 15 novembre e i 30 giorni decorrono dal 30 novembre; quindi il pagamento deve avvenire entro il 29 dicembre, o il 28 gennaio se i prodotti non sono deteriorabili.
Ambienti ministeriali interpellati ieri dal Sole 24 Ore escludono la possibilità che venga prorogata l’entrata in vigore fissata al 24 ottobre. Del resto si tratterebbe, secondo tali fonti, di una dilazione immotivata anche perché i contenuti del decreto attuativo non ancora formalizzato non sono tali da sconvolgere i fondamenti applicativi della legge e anche la fatturazione sarebbe possibile in forma aggregata e non per ogni singola consegna così come previsto dalla normativa fiscale. Sul fronte sanzioni mancano ancora le linee guida dell’Antitrust: per cui anche questo aspetto potrebbe diventare operativo non prima della primavera 2013.
Comunque, contro gran parte delle novità dell’impianto legislativo stanno combattendo con forza tutti coloro che, a gran voce, chiedono un rinvio dell’entrata in vigore della normativa che rappresenta per il settore una rivoluzione epocale. In attesa, peraltro, di un decreto attuativo prima comparso sul sito del ministero delle Politiche agricole poi inviato al Consiglio di Stato e in attesa del via libera da parte dei dicasteri interessati, che specificherebbe la normativa chiarendo che l’obbligo, a pena di nullità, di contratti con firma verrebbe meno nei casi in cui vi sia, per altra via, assoluta certezza su chi ha prodotto il contratto.
La preoccupazione tra gli operatori è palpabile e, pur riconoscendo che il settore si basava su anomalie da sanare, si teme che la cura sia decisamente peggiore del male. «I principi espressi dalle legge sono condivisibili – spiega Roberto Cerminara, responsabile legislazione d’impresa di Confcommercio – ma non possiamo non sottolineare sia l’anomalia di inserire queste norme in un Dl sulla crescita sia la rigidità della forma scritta. E se i grandi operatori si possono organizzare e hanno la forza economica per farlo, i piccoli rischiano di rimanere strangolati; sia a causa della burocrazia, per il fatto che ogni fornitura va fatturata, sia dai tempi di pagamento rigidi in uscita ma assai elastici in entrata. Per non dire che proprio sui tempi di pagamento si sovrappongono in Italia ormai cinque sistemi normativi e il caos è inevitabile».
Interessato dai nuovi contratti sia il mondo della produzione agricola, che incassa pagamenti più rapidi a fronte però di non poche complicazioni burocratiche e gestionali (per esempio per quel che riuguarda la stesura per ogni singola fornitura), sia quello del commercio ma anche della ristorazione. Ad esempio Camst di Bologna, 500 milioni di ricavi nel 2011 per uno dei leader italiani della ristorazione collettiva, ha calcolato che i nuovi termini di pagamento per i fornitori, stante che l’azienda continuerà a ricevere i saldi più o meno nei tempi attuali, avranno un costo finanziario di almeno 20 milioni che inizieranno a farsi sentire dalla primavera prossima. «Purtroppo i conti sono abbastanza semplici – spiega Palo Zacchi, direttore amministrativo e finanziario di Camst -: visto che noi incassiamo in media a 180-200 giorni e oggi paghiamo i nostri fornitori, sempre in media, intorno ai 120 giorni. Scendere a una media di 75 per questi ultimi lasciando inalterati i tempi dei primi ci costerà una ventina di milioni di euro, per i quali ci dovremo finanziare in banca».
Prudente Fedarlimentare (Confindustria). «Come tutte le leggi che innovano anche questa – spiega il presidente Filippo Ferrua – richiede una fase di messa a punto. La legge introduce maggiore equilibrio nei rapporti tra fornitori e clienti all’interno della filiera agroalimentare ed è la risposta all’incapacità degli attori della filiera di trovare un equilibrio attraverso forme di autoregolamentazione più volte ricercate».

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