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Contratti in continua crescita

I contratti di rete continuano a crescere, e sempre più spesso si rivelano armi utili per conquistare i mercati internazionali. Secondo l’ultimo osservatorio Intesa Sanpaolo-Mediocredito Italiano sul fenomeno, nei primi tre mesi del 2013, 455 realtà imprenditoriali hanno utilizzato questo strumento, dando vita a 94 nuove reti. Così, a fine marzo il numero totale dei contratti registrati ha raggiunto quota 792, con il coinvolgimento di 4.091 imprese.

Le esperienze di successo favoriscono l’emulazione. Sicuramente una spinta allo sviluppo delle reti arriva dalla positiva esperienza di chi ha già seguito in passato questo percorso. Dallo stesso osservatorio emerge infatti che nel 2011 le imprese coinvolte in contratti di rete hanno registrato un aumento del fatturato del 10,1%, contro il 4,6% di quelle non in rete. Un differenziale che si allarga ulteriormente considerando l’intero triennio che va dal 2009 al 2011, anche se non va trascurato un elemento: in genere le imprese che decidono di formare una rete sono già caratterizzate in partenza da un miglior posizionamento competitivo rispetto alle altre, considerato che nel 50% dei casi fanno già parte di gruppi economici.

Per mettere a fuoco le ricadute del fenomeno, l’osservatorio riporta i risultati di un’indagine effettuata tra 360 imprese coinvolte in contratti di rete, da cui emerge che una su due si aspetta benefici in termini reddituali. Circa il 50% circa delle imprese intervistate dichiara inoltre di partecipare alla rete per conseguire maggiori sinergie produttive, rafforzare i canali di promozione/distribuzione e realizzare progetti comuni di innovazione e di ricerca.

Una spinta all’internazionalizzazione. Al di là della ricerca, un dato interessante che emerge dalle reti d’impresa fin qui create è la grande attenzione rivolta ai processi di internazionalizzazione, valvola si sfogo spesso obbligata per ovviare alla crisi del mercato interno. Per Andrea Cortellazzo (commercialista di Cortellazzo&Soatto), i contratti di rete costituiscono una risposta alla voglia di internazionalizzazione delle aziende italiano soprattutto per quello che definisce come «un fattore dimensionale, nel senso che solo attraverso un rapido processo di aggregazione possono raggiungere un maggiore dimensionamento, capace di garantire le energie e le competenze necessarie per lo sviluppo». Inoltre l’apertura ai mercati internazionali richiede competenze specifiche anche sul fronte manageriale, con costi che spesso le aziende non possono sopportare singolarmente

L’avvocato Lucia Bressan (studio Bressan) ricorda che la normativa consente la partecipazione alla rete «anche delle imprese estere, quindi con la possibilità di dar vita a un contratto internazionale di rete». Si pensi ad esempio a un gruppo di imprese che intendono partecipare a una importante fiera all’estero o aprire showroom nei Paesi emergenti. «Non solo possono beneficiare di finanziamenti e contributi regionali anche a fondo perduto, ma possono avvalersi anche della collaborazione di partner stranieri», aggiunge Bressan, che vede un limite nella «normativa generica, anche se questo approccio è inevitabile per consentire l’adattabilità del contratto di rete a diversi progetti». Per evitare incertezze e sovrapposizioni di ruoli, Bressan consiglia di redigere un codice di condotta/manuale operativo «che definisca in maniera puntuale le procedure da seguire e le attività dei retisti».

Marco Pane di Rödl & Partner sottolinea la convenienza delle reti soprattutto «nei processi di delocalizzazione delle grandi imprese industriali» e nel caso dei distretti, il cui modello di sviluppo negli ultimi anni ha mostrato segni di sofferenza, perché «tende a porre al centro del ciclo economico le piccole e medie imprese che, integrate tra loro, riescono ad affermarsi sul mercato imponendo un modello di organizzazione nuovo». Non a caso, sottolinea Pane, il ministero dello sviluppo economico, nell’ambito del riordino della normativa in tema di internazionalizzazione di impresa, ha riconosciuto alcune agevolazioni anche alle imprese che agiscono in forma aggregata come le reti di impresa.

 

Gli incentivi pubblici. Su questo terreno sono attive anche le istituzioni, con incentivi finalizzati a invogliare la sottoscrizione dei contratti. Come la Regione Abruzzo, che ha aperto un bando (fino al 31 luglio prossimo) da 6 milioni di euro per i progetti di innovazione e internazionalizzazione presentati da imprese coinvolte in un contratto di rete. Nello stesso filone si inserisce il bando pugliese (in partenza il 4 luglio) dedicato alla «Realizzazione di progetti promozione internazionale, volti alla penetrazione commerciale e alla collaborazione industriale, a favore delle reti per l’internazionalizzazione, costituite da Pmi pugliesi». Le aziende che si aggregheranno in reti d’impresa e si doteranno di un project manager per aumentare la competitività internazionale potranno contare su un incentivo fino a 200 mila euro.

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