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Contratti Expo e «lodo Giovannini» Il ministro media tra sindacati e aziende

«Va bene la flessibilità, ma deve essere pagata di più». Si apre con la proposta del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, l’incontro che si svolge oggi tra il ministro del Lavoro Enrico Giovannini e le parti sociali per discutere dei contratti «speciali» in vista dell’Expo di Milano 2015. Dovrebbe trattarsi, secondo le richieste avanzate dal mondo delle imprese, di contratti senza causale, validi per tre anni per tutte le aziende su tutto il territorio nazionale e non sottoposti alla contrattazione collettiva. I sindacati nei giorni scorsi sono insorti contro quest’ipotesi, tanto da spingere Giovannini a convocarli per approfondire la questione. Il ministro, che con il suo staff sta esaminando la valanga (oltre 500) di emendamenti al decreto lavoro, è ottimista: «Sono sicuro che troveremo una soluzione equilibrata». Soluzione che potrebbe concretizzarsi nella scelta di dare alle parti sociali un tempo prestabilito entro cui provare a trovare un accordo, di cui poi tener conto.

Le premesse, almeno sul fronte sindacale, non sono buie. La Cisl, soprattutto, ha ben chiara la sua posizione: sì ai contratti flessibili purché limitati all’evento Expo. «Ma i lavoratori coinvolti — sottolinea Bonanni — siano pagati più di chi flessibile non è. In termini di stipendio, di contribuzioni previdenziali, e di sostegno per la formazione. Così si attua la flessibilità buona, diversa da quella cattiva delle false partite Iva e delle finte partecipazioni». Secondo il segretario della Cisl, non è neanche necessario collegare la deroga per l’Expo alla mini riforma sul lavoro, che dovrebbe essere approvata entro la fine di luglio: «È una scelta innaturale, che spingerebbe solo i politici a litigare ad oltranza sulla questione: basta un accordo interconfederale che, collegandosi a leggi esistenti, preveda delle deroghe. Se il governo ci affiderà la materia le parti sociali troveranno la soluzione», assicura Bonanni. Anche la Uil si apre:«Purché non ci sia una deroga generalizzata — specifica Paolo Pirani, Uil —. Ma se ci fosse un accordo concreto per l’Expo tra le parti, va bene anche la flessibilità». E persino il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sottolinea che «Expo è un evento straordinario» e che quindi «c’è bisogno di regolare un periodo straordinario». Ciò che Camusso, come del resto i suoi colleghi, considera «non sopportabile», è che «si approfitti di un evento straordinario per deregolare tutto il sistema». Una rassicurazione che non basta alla lavoratrice esasperata che l’ha contestata ieri a Milano. Dopo essere stata ascoltata dalla leader della Cgil, la donna ha replicato: «La serenità senza un euro al mese va a farsi benedire».

Intanto il rischio di una eccessiva deregulation preoccupa anche il Pd: il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano ci tiene a puntualizzare che «bisogna cogliere le potenzialità dell’Expo, ma evitare che esso si trasformi in veicolo per giustificare ulteriormente la deregolamentazione del mercato del lavoro».

Il rischio c’è? Di sicuro l’altro fronte, quello che va da Confindustria all’Abi (banche), da Ania (assicurazioni) a Rete imprese Italia (artigiani e commercianti) fino all’Alleanza delle cooperative, dopo aver presentato una bozza di emendamento a Parlamento e governo, è pronto ad andare all’attacco, con l’appoggio del Pdl. «La vicenda non è tanto di per sé l’Expo — ha detto il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi — ma bisogna veramente dare dei segnali di svolta a questo Paese». E, se il messaggio non fosse chiaro, Maurizio Sacconi, presidente pdl della commissione Finanze al Senato, sottolinea: «Nel caso le parti sociali non raggiungessero un’intesa, Parlamento e governo hanno il dovere di decidere in modo che le misure straordinarie siano a disposizione dei potenziali datori di lavoro sin dalla ripresa dopo il periodo feriale».

Oggi le imprese insisteranno nel chiedere al governo in via transitoria fino al 31 dicembre 2016, approfittando del volano generato dall’Expo 2015, che si elimini l’indicazione delle causali su tutti i contratti a termine, indipendentemente dalla fiera. Il datore di lavoro, secondo la formula, avrebbe la possibilità di prorogare ogni contratto fino a 6 volte, per non più di 36 mesi complessivi e una pausa di 5 giorni tra un contratto e l’altro. E Rete Imprese Italia, che raccoglie artigiani e commercianti, dissotterra anche un’altra ascia di guerra: le false partite Iva. Per gli imprenditori, le presunzioni per le quali si è lavoratori autonomi genuini solo se si è in possesso di determinati requisiti o si opera in un certo modo, sono sbagliate: quindi vanno abrogate.

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