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Contratti di solidarietà per assumere

Entra nel vivo l’esame del Jobs Act e comincia a delinearsi un nuovo mercato del lavoro: più flessibile non solo per i contratti di assunzione, cioè in entrata, ma anche nell’organizzazione interna delle aziende. Un passo verso il modello tedesco.

Ieri la Commissione Lavoro del Senato ha approvato un emendamento del governo che permette di far leva sulla riduzione dell’orario di lavoro sia per difendere i posti di lavoro in casi di ristrutturazioni aziendali (come è accaduto per esempio di recente alla multinazionale svedese dell’Electrolux) ma pure per accrescere i livelli occupazionali. Una spinta insomma all’uso dei contratti di solidarietà in chiave “espansiva”: meno orario, meno salario ma più posti di lavoro.
Dal modello “solidaristico” tedesco a quello francese.
Perché è stata approvata all’unanimità anche una norma che introduce le ferie solidali, già previste Oltralpe. Un lavoratore potrà cedere i giorni di riposo in più (eccedenti il numero previsto dal contratto nazionale) a un collega (maschio o femmina), genitore di un figlio che «necessita dipresenza fisica e cure costanti per le particolari condizioni di salute».
Via libera anche al contratto di ricollocazione, già in fase di sperimentazione per gli esuberi previsti dall’ultimo piano di riorganizzazione dell’Alitalia da parte della Regione Lazio, con l’obiettivo di renderlo strutturale, garantendo l’effettivo reinserimento nel mercato a chi ha perso l’occupazione.
È passata in Commissione anche una norma che combatte lo scandalo delle dimissioni in bianco alla quali sono costrette spesso le lavoratrici. Sono stati introdotti criteri per garantire la data «certa e autentica» della scelta di dimettersi.
E ora la discussione si sposterà sulle norme relative all’introduzione del contratto a tutele crescenti. È lì, dunque, che si dovrà sciogliere il nodo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Lo ha detto chiaramente il presidente della Commissione Lavoro di palazzo Madama, Maurizio Sacconi (Ncd): «Dopo aver irrobustito le politiche di protezione attiva dei senza lavoro, ora ci attende la riforma dello Statuto dei lavoratori, con lo scopo di incoraggiare la propensione ad assumere, di aumentare la dimensione delle imprese, di accrescere la produttività del lavoro». Dichiarazione che implicitamente considera tra le norme da riscrivere pure l’articolo sui licenziamenti. D’altra parte questo è l’obiettivo dei partiti di centro e di destra della maggioranza, mentre non lo è per il Pd. Con il governo che non ha ancora deciso come schierarsi. Si dovrà cercare un accordo. La discussione riprenderà martedì. «L’obiettivo — ha detto il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova — è arrivare a una posizione solida nella maggioranza».
Secondo i piani del governo la legge delega (il Jobs Act, secondo la definizione che ne ha dato il presidente Renzi) dovrebbe essere approvato dalle due Camere tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Entro i primi mesi del 2015 dovrebbero poi arrivare i decreti sui quali stanno già lavorando gli uffici del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
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