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Contratti di rete, c’è ancora tempo

di Massimo Leone e Gianmarco Tortora 

Per le imprese che hanno posticipato l'approvazione dei bilanci dell'esercizio 2010 c'è ancora tempo per decidere di accantonare, in occasione della prossima assemblea dei soci, la quota parte di utili da destinare al contatto di rete. Mentre i soggetti che non sono sottoposti a questo tipo di procedura hanno tempo fino alla presentazione della prossima dichiarazione dei redditi.

Il comma 2-quater dell'articolo 42 del decreto legge 78/2010 prevede infatti che la quota degli utili dell'esercizio, accantonati ad apposita riserva, non concorra alla formazione del reddito nell'esercizio tranne nel caso in cui la si utilizzi per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio ovvero in cui viene meno l'adesione dell'impresa al contratto di rete.

Nonostante i chiarimenti, alcuni dubbi permangono soprattutto perché per ottenere l'agevolazione è obbligatorio, prevedere la costituzione di un patrimonio dedicato da utilizzare per pagare i costi comuni.

Quest'obbligo pone il problema della posizione nei confronti del fisco di tale particolare soggetto giuridico specie se si considera che la stessa Agenzia delle entrate ha chiarito come «l'adesione al contratto di rete non comporta l'estinzione, né la modificazione della soggettività tributaria delle imprese che aderiscono all'accordo in questione, né l'attribuzione di soggettività tributaria alla rete risultante dal contratto stesso».

Immaginare di costituire un autonomo centro di imputazione costi e ricavi con una propria posizione nei confronti dell'Amministrazione finanziaria appare non in linea con lo spirito della norma per diversi ordini di ragioni. In primo luogo si perderebbero le caratteristiche di snellezza che il legislatore prima civile e poi fiscale ha voluto conferire all'istituto, rischiando di trasformarlo in un clone di altre forme giuridiche quali consorzi, società di scopo, cooperative molto più conosciute dal nostro ordinamento e quindi supportate da una giurisprudenza sicuramente più consolidata che può garantire maggiore stabilità all'accordo. In secondo luogo, trasferendo costi e ricavi su questo nuovo soggetto giuridico, si finirebbe di fatto per sottrarre alle imprese aderenti i benefici fiscali ottenuti in quanto, a fronte del credito d'imposta, esse perderebbero costi deducibili avviando un gioco a somma zero. Analoghe complicazioni si porrebbero nei confronti del sistema bancario qualora ci fosse da coprire anche solo temporaneamente fabbisogni di liquidità per un naturale sfasamento tra incasso di crediti e liquidazione dei debiti.

L'ipotesi prevista dalla stessa norma che le parti del contratto di rete possano individuare un soggetto che svolga l'ufficio di organo comune per l'esecuzione del contratto a cui possono essere conferiti determinati poteri di gestione e di rappresentanza quale mandatario comune, ovviamente non determina di per se l'attribuzione di una soggettività tributaria né al contratto di rete né ai suoi eventuali organi amministrativi.

Si potrebbe quindi ipotizzare che il patrimonio costituito nell'ambito del contratto di rete e quindi il soggetto gestore che agisce in qualità di mandatario, operi come cassiere del gruppo, pagando in nome e per conto delle società aderenti i costi fatturati o di competenza di ciascuna di esse quali per esempio i dipendenti utilizzati per svolgere alcune delle attività previste dal programma di rete.

Peraltro al fondo patrimoniale comune costituito si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni che attengono alle responsabilità verso terzi (art. 2615) e alla disciplina del fondo consortile (art. 2614).

Qualora invece, per la natura del contratto di rete e degli scopi per i quali esso deve essere costituito fosse necessario prevedere l'acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature di importo significativo ovvero addirittura esercitare un'attività d'impresa che com'è noto genera ricavi, probabilmente sarebbe più opportuno orientarsi verso istituti più consolidati pur a costo di rinunciare al beneficio fiscale che per la sua entità non può evidentemente rappresentare il principale motivo per costituire un contratto di rete.

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