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Per i contratti bancari basta rispettare la forma

I contratti relativi alla prestazione di servizi d’investimento sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato al cliente. È la regola scolpita dall’articolo 23 del Tuf a pena di nullità del contratto, che può essere fatta valere solo dal cliente. Si applica al “contratto quadro”, non agli ordini di investimento o disinvestimento, che hanno forma libera.
Nella prassi il contratto quadro è firmato solo dal cliente, al quale è consegnato un originale. Si parla di “contratto monofirma”. La giurisprudenza negli ultimi due anni ha fulminato di nullità questi contratti carenti della firma dell’intermediario: Cassazione 5919/2016, 7068/2016, 6559/2017.
La questione era stata rimessa alle Sezioni unite con quattro ordinanze: era «questione di massima importanza» definire se la forma scritta esigesse anche la firma dell’intermediario. I contratti monofirma in circolazione sono moltissimi e aleggiava lo spettro di una nullità selettiva, che il cliente potrebbe far valere limitatamente ad alcuni ordini: Cassazione 8395/2016.
Le Sezioni unite affermano che è sufficiente la firma dell’investitore; il consenso dell’intermediario può essere desunto da comportamenti concludenti dello stesso. Dopo la sentenza 898/2018 («Il Sole 24 Ore» del 17 gennaio 2018 e del 24 gennaio 2018) arriva la 1653/2018, identica. La forma del contratto quadro va intesa in senso funzionale, non strutturale. Ha funzione informativa del cliente: lo scopo è raggiunto se il contratto è firmato dal cliente e a questi consegnato. La firma dell’intermediario è irrilevante: foss’anche una regola di buona organizzazione bancaria, la nullità del contratto monofirma sarebbe una sanzione sproporzionata rispetto alla funzione cui la forma è preordinata.
Il ragionamento è scopertamente consequenzialista: in tanto la forma è rispettata in quanto produce l’effetto informativo. Sennonché dire che il cliente è informato se firma un modello prestampato consegnatogli è un ragionamento che, questo sì, rischia di essere neoformalistico, salvo chiarire bene cosa intendiamo per informazione e chi è tenuto a darla.
Certo. Anche l’orientamento della nullità selettiva lasciava a desiderare. Ma se si fosse voluto sbarrare la strada a un uso opportunistico dello strumento formale si sarebbe potuto contenere l’opzionalità del cliente nel principio per cui nemo potest venire contra factum proprium.
I giuristi si diletteranno con fiumi d’inchiostro su questi arresti giurisprudenziali, le cui conclusioni potrebbero estendersi a macchia d’olio (per esempio, ai finanziamenti). Traspare nitidamente che anche questa tipologia di contratti è ormai ritenuta standard. Le Sezioni unite, in filigrana, attestano che ci troviamo sostanzialmente dinanzi a contratti che possono concludersi “senza accordo”, tant’è che, in questo caso, il consenso della banca può risultare da comportamenti concludenti, si badi, successivi all’impegno assunto dal cliente. La cornice è quella di un diritto fortemente dinamico, per certi versi liquido. Si dissolve nel nulla anche il tema della legittimazione alla firma del contratto da parte dell’intermediario, che è invece centrale nella contrattazione non standardizzata.
La questione metodologica di fondo era emersa nell’ordinanza 10447/2017, che poneva l’interrogativo prospettico dei rapporti tra l’articolo 23 del Tuf e l’efficienza del mercato finanziario. Le Sezioni unite tacciono. Non stupisce. Il metodo si applica, non si racconta. Senza metafore giuridiche, però, forse scricchiola lo stesso impianto della questione di massima importanza in esame. Il pregiudizio per l’investitore deriva, in concreto, dagli ordini, anche telefonici, di investimento o disinvestimento. Si fa presto a parlare di “informazione”, ma un conto è che il cliente sia posto davanti alle conseguenze scaturenti dal profilo di rischio risultante dal contratto quadro, ben altro conto è che il contratto quadro gli sia posto davanti. E anche la proporzionalità ha la sua prospettiva, la cui rappresentazione dipende dal punto di vista da cui si guarda.

Angelo Di Sapio
Daniele Muritano

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