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Contratti aziendali, il Covid spinge le intese sulle ristrutturazioni

L’emergenza Covid ha modificato radicalmente le priorità delle materie trattate nella contrattazione di secondo livello. La gran parte degli accordi del 2020 riguardano la ristrutturazione o la gestione della crisi (passano dal 24% del 2019 all’87%), mantengono posizioni rilevanti materie come l’orario, strettamente collegate alle riorganizzazioni aziendali e spiccano temi come il riconoscimento dei diritti di informazione e l’applicazione dei protocolli sulla sicurezza. Al contrario le tematiche centrali nel 2019 (salario e welfare) crollano a percentuali molto basse nel 2020.

È il quadro che emerge dall’Osservatorio sulla contrattazione di 2° livello (Ocsel) curato dalla Cisl che raccoglie e analizza oltre 16mila accordi integrativi aziendali sottoscritti a livello di gruppo, azienda, stabilimento, che sarà presentato oggi pomeriggio. Nell’anno della pandemia e del lockdown la crisi viene affrontata dalle parti con accordi di sospensione (87% degli accordi di crisi stipulati) e il ricorso alla cassa integrazione (62% degli accordi di crisi). L’orario di lavoro è oggetto del 16% degli accordi, con un lieve calo rispetto al 2019. Con la ripresa di attività delle imprese dopo l’iniziale stop, il tema per le parti sociali è operare in sicurezza applicando misure anti contagio. Per garantire il distanziamento sociale vengono raggiunti accordi sulla distribuzione dell’orario di lavoro che riguardano il 90% delle intese in materia di orario. All’opposto, a causa della pandemia, nel 2020 crollano gli accordi sullo straordinario (dal 24% al 3% degli accordi in materia di orario), quelli sulla flessibilità (dal 42% all’8% degli accordi in materia di orario) e sul part-time (dal 21% al 2%). Gli accordi in materia di organizzazione del lavoro (con il 16% sul totale degli accordi), hanno nella stragrande maggioranza dei casi come oggetto le intese sui turni (88%).

Sempre in chiave di prevenzione dal rischio contagi nel 2020 esplode il ricorso allo smart-working che, in breve tempo, coinvolge oltre 5 milioni di lavoratori, ma non con attraverso la contrattazione, bensì con le procedure semplificate del Governo per consentire alle imprese di ricorrere al lavoro agile con decisione unilaterale. Gli accordi sullo smart-working sono 112 (il 37 % degli accordi sull’organizzazione del lavoro), erano 111 nel 2019.

In continuità con il passato, si conferma la crescita della contrattazione aziendale nelle piccole e piccolissime imprese che in passato erano arrivate a stipulare circa il 30% degli accordi. Nel 2020 si registra un’ulteriore, crescita della contrattazione nelle piccolissime aziende (sotto i 20 dipendenti) che «dipende quasi esclusivamente dalla pandemia» (intese sulla Cig). Non mancano per le Pmi accordi su materie extra-crisi, a conferma che «anche in un anno anomalo la contrattazione risponde alle necessità di soluzione dei problemi in tutte le aziende».

In caduta la produzione contrattuale sul tema del salario, che riguarda il 5% degli accordi (rispetto al 48% del 2019), il valore dei premi definiti nel biennio 2019-2020 si attesta attorno ad una mensilità (1.544 euro), in linea con le medie degli anni precedenti (il 24% dei premi supera 2mila euro). Battuta d’arresto per gli accordi sul welfare aziendale che rappresentano il 2% delle materie contrattate (contro il 32% del 2019). «La contrattazione decentrata è un motore insostituibile di coesione e sviluppo – commenta il leader della Cisl, Luigi Sbarra-, anche in un anno terribile come il 2020. È una rete dinamica, adattiva, vicina ai bisogni specifici delle persone e delle aziende, che va supportata ed esaltata dall’azione pubblica con strumenti che ne promuovano l’estensione, specialmente al Sud. Il Governo sostenga la contrattazione con specifiche leve fiscali e non entrando a gamba tesa in materie proprie del libero incontro tra parti sociali».

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