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Contratti al check up preventivo

Check up preventivo sulle clausole vessatorie. L’impresa, prima di adottare moduli e formulari contrattuali sui quali raccogliere la firma del consumatore, può controllare la legittimità delle condizioni contrattuali. È l’interpello preventivo, che, in base all’articolo 37 bis del codice del consumo (dlgs 206/2005), si può chiedere all’Autorità Garante della concorrenza, la quale ha approvato il regolamento sulle procedure istruttorie, oltre al resto, in materia di clausole vessatorie (Delibera 5 giugno 2014 n. 24955, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 149 del 30 giugno 2014). Le clausole vessatorie sono quelle che provocano uno squilibrio contrattuale ai danni del consumatore e che, quindi, sono nulle e vanno considerate come non apposte.

La dialettica tra imprenditore e consumatore si muove tra opposte esigenze, economiche e giuridiche: la standardizzazione dei modelli contrattuali da un lato e, dall’altro, la tutela sostanziale del contraente debole. Gli strumenti per trovare il giusto equilibrio, qui in esame, sono due e fanno appello alla competenza dell’Autorità antitrust, chiamata a dichiarare la vessatorietà delle clausole di un contratto o, al contrario, a vagliare la legittimità di clausole, che un’impresa intende inserire in un contratto.

Clausole vessatorie alla gogna. All’Antitrust è assegnato il potere di dichiarare la vessatorietà delle clausole inserite nei contratti per adesione con i consumatori, previa una meticolosa istruttoria, che coinvolge le varie categorie interessate.

Ai sensi dell’articolo 37-bis del codice del consumo, dunque, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dichiara la vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori che si concludono mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari.

L’articolo 21 del regolamento, in commento, dettaglia i passaggi del procedimento per la declaratoria della vessatorietà delle clausole contrattuali.

Siamo, è bene precisarlo, nel campo della tutela amministrativa, che si aggiunge alla tutela civilistica. L’interessato può sempre fare una causa al tribunale, ma può anche proporre un ricorso all’Antitrust, la quale interviene come autorità amministrativa. Le due vie non sono alternative e l’una non esclude l’altra. Ci sono naturalmente delle differenze: la sentenza vale solo tra le parti del giudizio, mentre la decisione amministrativa ha effetto su tutti i contratti. Ma le differenze ci sono anche sul piano delle spese, essendo notoriamente più costosa la causa in tribunale.

Chi può presentare il ricorso. Può presentare ricorso ogni soggetto od organizzazione che ne abbia interesse. La legittimazione attiva è, dunque, diffusa.

Per la legge e per il regolamento, quindi, la denuncia all’Autorità garante della concorrenza e del mercato può partire dai soggetti «interessati». Sembrerebbe che ci sia una restrizione quanto all’abilitazione a presentare la cosiddetta denuncia, ma in realtà lo stesso articolo 37-bis assegna all’Antitrust il potere di intervenire d’ufficio. E d’ufficio significa a prescindere da qualsiasi denuncia e con il solo presupposto di avere acquisito la notizia di una clausola abusiva inserita nei contratti seriali.

L’intervento può essere richiesto sia con una comunicazione in formato cartaceo o elettronico (webform o Pec). Anche le Camere di commercio o loro unioni possono presentare denunce di vessatorietà di clausole.

Si apre, a questo punto, una fase di moral suasion, nella quale l’Antitrust può informare per iscritto il professionista della probabile vessatorietà della clausola contrattuale: l’impresa interessata potrebbe recepire l’indicazione ricevuta e rimuovere spontaneamente le clausole in contestazione.

Segue una fase istruttoria, incentrata su una consultazione pubblica, preceduta dalla pubblicazione, in una sezione del sito internet dell’Autorità, di un comunicato.

Il comunicato indica, tra l’altro, la clausola, il settore economico specificamente interessato dall’istruttoria e altre informazioni utili ai fini delle consultazioni. Possono partecipare alla consultazione le associazioni di categoria rappresentative dei professionisti a livello nazionale e le camere di commercio o loro unioni.Possono partecipare alla consultazione anche le associazioni dei consumatori. Chi partecipa alla consultazione può inviare i propri commenti per iscritto all’Autorità tramite una casella di posta elettronica dedicata alla consultazione.

Nel corso dell’istruttoria, possono essere acquisiti pareri dalle autorità di regolazione o vigilanza dei settori interessati. Al termine della consultazione si assume il provvedimento finale con l’eventuale dichiarazione di vessatorietà della clausola.

Il provvedimento che accerta la vessatorietà è pubblicato sul sito internet istituzionale dell’Autorità; è pubblicato, a cura e spese dell’operatore che ha adottato la clausola ritenuta vessatoria, anche nel sito dell’operatore stesso e mediante qualsiasi altro mezzo opportuno e idoneo per informare compiutamente i consumatori. Evidente l’effetto di pubblicità negativa, che assume a priori effetto disincentivante l’utilizzo di clausole contrattuali.

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