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“Contratti a termine più cari del 15%”

TORINO. Da Rimini il segretario della Fiom bombarda il governo: «I provvedimenti sui contratti a termine dimostrano quanta confusione ci sia». A Torino Giuliano Poletti partecipa a una manifestazione dedicata all’occupazione giovanile, una sorta di borsa lavoro con offerte che vengono da tutta Europa. In una pausa Poletti risponde alle critiche della Fiom.
Ministro, vi accusano di essere confusi e di proporre un provvedimento che non favorisce nemmeno le imprese. Come risponde?
«Ho già detto che il provvedimento sui contratti a termine è uno dei pilastri della mia proposta e che non è modificabile nelle sue linee essenziali ». La critica dei sindacati è che allungando il periodo di possibile precarietà fino a 36 mesi non si aumenta l’occupazione stabile.. «Se io posso assumere un ragazzo per sei mesi e poi devo decidere se assumerlo definitivamente o no, finisce come capita oggi: che dopo 6 mesi le imprese ne assumono un altro. Così nei 36 mesi ci sono sei precari senza contratti duraturi. Se io concedo la possibilità di proroga, magari alla fine dei 36 mesi può diventare conveniente assumere un ragazzo che è sempre stato in azienda».
La contestazione sindacale parte dalla previsione opposta: se un contratto a tempo determinato può durare tre anni, finirà per essere utilizzato dalle imprese in alternativa a quello a tempo indeterminato…. «Dipende da come si agisce sulle altre forme contrattuali».
Avete intenzione di abolire i contratti di collaborazione? «Pensiamo di intervenire anche su quelli ma non c’è nell’immediato un provvedimento di abolizione. Non si tratta tanto di abolire forme contrattuali ma di rendere più convenienti per le imprese le une al posto della altre». Come pensa di rendere conveniente l’assunzione a tempo indeterminato? «Quello è il nostro obiettivo. Stiamo studiando un sistema per raggiungerlo. Oggi un contratto a tempo determinato costa l’1,4 per cento in più di uno a tempo indeterminato. Diciamolo: è troppo poco. Una differenza che non incide sulla scelta di un’azienda. Ma se un contratto a tempo determinato costasse il 10 o il 15 per cento in più di uno a tempo indeterminato, ecco che le cose potrebbero cambiare. Se io azienda, dopo alcuni periodi di assunzione a tempo determinato, mi trovo bene con un ragazzo, posso pensare che mi convenga assumerlo a tempo indeterminato perché così risparmio».
Tecnicamente come pensate dicrearequeldivariodel10-15 per cento tra le due forme contrattuali? «Stiamo studiando. Ci sono diverse leve su cui agire, non solo quella fiscale».
Il contratto a tempo indeterminato low cost riuscirà a sostituire gli altri? «Io preferisco immaginare un sistema in cui si va verso un lavoro stabile perché le imprese lo trovano conveniente. Tranne casi patologici in cui viene messa in discussione la legalità, non mi piace vivere in un paese in cui tutti i giorni c’è un giudice che decide se un lavoratore ha diritto di stare in fabbrica o no. Ci deve essere una convenienza reciproca e noi dobbiamo creare le condizioni perché ci sia una libera scelta delle imprese verso il lavoro stabile e non precario».
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