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Contraffazione, al via il piano

Lotta al finto Parmigiano, ma anche alla vendita di pericolosi anabolizzanti su internet. Battaglia sui giocattoli che non rispettano la normativa Ue o ai cosmetici che contengono sostanze tossiche. Tutti fronti articolati in sei aree di intervento che rappresentano le priorità attorno alle quali è nato il piano strategico nazionale per la lotta alla contraffazione che viene presentato oggi agli stati generali, riuniti a Milano in rappresentanza dell’intero sistema Italia.
I sei ambiti d’intervento vanno da un’azione unitaria ed efficace della comunicazione fino al rafforzamento del presidio territoriale, dalla regolamentazione del mercato via Internet alla formazione delle imprese, dalla tutela del made in Italy all’enforcement, ovvero la coerente applicazione delle leggi esistenti e il coordinamento delle attività di contrasto. Le linee guida sono frutto della sintesi di 41 priorità, messe a fuoco da 13 commissioni costituite dal Cnac, il Consiglio nazionale anticontraffazione, previsto dal Codice della proprietà industriale (Dl 30/05) e istituito presso il ministero dello Sviluppo economico. Vi hanno collaborato 150 tra associazioni di categoria, enti e istituzioni, comprese le rappresentanze del mondo produttivo e dei consumatori.
«Il Consiglio nazionale anticontraffazione – spiega la presidente, Daniela Mainini – è un’unica “cabina di regia” che racchiude 11 ministeri e l’Associazione dei Comuni (Anci); la sua segreteria è la direzione generale per la lotta alla contraffazione, dello stesso ministero dello Sviluppo. È la prima volta che il sistema Italia si unisce in un’unica visione strategica».
La contraffazione è correlata a disoccupazione e carenza di sviluppo. Lo confermano gli ultimi dati Censis (ottobre 2012), secondo i quali il fenomeno vale in Italia quasi 7 miliardi l’anno, con un mancato gettito per l’erario di 1,7 miliardi. Se al posto dei falsi fossero venduti prodotti ufficiali non contraffatti si avrebbero 13,7 miliardi di valore di produzione aggiuntiva, pari a 5,5 miliardi di valore aggiunto. E ci sarebbero 110mila posti di lavoro in più.
Quali misure concrete contiene il piano? «Abbiamo messo insieme le prime 50 best practices di tutto il sistema Italia, individuando quello che di fatto c’è o può essere già implementato con le risorse disponibili», spiega Mainini. «Il Cnac ha individuato indirizzi specifici per ciascuna delle sei macropriorità, volti anche a ottimizzare la spesa pubblica a parità di valore. Per esempio, occorre un nuovo modo di comunicare, abbandonando la logica dei messaggi spot per puntare su un messaggio unico, istituzionale e ripetuto; soprattutto, impattante sulle giovani generazioni. Bisogna essere presenti nei social network e coinvolgere le scuole e le università. Occorre cambiare la cultura, abituare a non comprare il falso e ad allontanarsi dal falso».
L’Italia è indietro sui brevetti, molte Pmi che delocalizzano in Paesi poco rispettosi del diritto di proprietà intellettuale si trovano in difficoltà. «Uno dei principali problemi – osserva Mainini – è la scarsa consapevolezza da parte degli imprenditori del valore delle risorse intangibili, dell’uso strategico dei diritti di proprietà intellettuale per crescere in un mondo globalizzato. La condizione essenziale è la formazione».
La contraffazione non è solo un problema della moda e del lusso, ma riguarda tutti i settori, anche i più pericolosi per la salute, come alimentari, cosmetici, farmaci, giocattoli, scarpe. «Bisogna contrastare di più questo furto dell’italianità. Il quadro normativo italiano – commenta Mainini – va un po’ aggiornato con le modifiche imposte dall’evoluzione del mercato. Oggi i reati di contraffazione sono reati contro la fede pubblica. Il Cnac – e il sistema imprenditoriale – ritiene necessario introdurre, accanto a essi, una norma specifica a tutela dell’industria e del commercio riformulando l’articolo 514 del Codice penale. Un altro fronte – prosegue – è il contrasto alla contraffazione via Internet, per il quale abbiamo finora avuto proposte di legge eccessive rispetto agli interessi degli internet service provider».
Tra le priorità, anche il rafforzamento del presidio territoriale, con la nascita di consigli anticontraffazione in ciascun capoluogo di regione (a Milano c’è già) e il coordinamento delle forze dell’ordine: «È fondamentale – chiarisce Mainini – adottare modalità standard per l’inserimento dei dati e sistemi informatici il più possibile condivisi».

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