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Contraddittorio sempre necessario

L’instaurazione di un contraddittorio preventivo all’emissione dell’accertamento deve essere ritenuta obbligatoria per ogni verifica fiscale. Infatti, se si vuole dare una lettura costituzionalmente orientata e corretta della normativa vigente, bisogna concludere per l’applicazione del principio del contraddittorio a tutti i tributi e non solo a quelli armonizzati. Queste le conclusioni raggiunte dalla sezione seconda della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, nella sentenza n. 55/2017 (relatore e presidente Montanari). L’Agenzia delle entrate di Reggio Emilia, in base a una serie di movimentazioni bancarie eseguite sui conti personali di un socio di una società di persone, ipotizzava redditi non dichiarati al fisco. L’Ufficio, in ragione delle verifiche eseguite, senza richiedere allo stesso contribuente l’instaurazione di un contraddittorio, emetteva un avviso di accertamento che, con ricorso tributario, veniva opposto. La Commissione provinciale di Reggio Emilia, dopo aver rilevato la palese violazione del principio del contraddittorio, ha ritenuto di dover accogliere il ricorso. «Il Collegio non ignora», osservano i giudici provinciali emiliani, «l’esistenza di autorevole giurisprudenza di legittimità che riserva l’applicazione del contraddittorio obbligatorio ai soli casi di tributi armonizzati, mentre, per quelli non armonizzati non è rinvenibile nella legislazione nazionale un analogo vincolo. Tuttavia, un’interpretazione che giunga a limitare la piena tutela del contraddittorio preventivo, in dipendenza della natura non armonizzata del tributo preteso, si espone a censure di incostituzionalità, irragionevolmente implicando disparità di trattamento manifestamente contrarie al divieto della cosiddetta discriminazione a rovescio, vale a dire situazioni di disparità in danno di cittadini di uno stato membro, e delle sue imprese che si verifichino come effetto indiretto dell’applicazione del diritto europeo: insomma se si vuole dare una lettura costituzionalmente orientata e corretta della normativa vigente, bisogna concludere per l’applicazione del principio della necessaria applicazione del contraddittorio endoprocedimentale a tutti i tributi e non solo a quelli armonizzati».

Dopo aver rilevato che l’atto impugnato non era stato preceduto da alcun contatto tra le parti, il collegio ha ritenuto di accogliere il ricorso; le spese di giudizio, stante la novità della soluzione giurisprudenziale accolta, sono state compensate.

Benito Fuoco

[omissis] Secondo il costante indirizzo giurisprudenziale della Corte di cassazione: ( ) (Cass. ss.uu. sent. n. 2008/14815 Rv. 603330-01); ma, come ben precisato dalla massima, il litisconsorzio necessario non sussiste nel caso in cui i soci prospettino questioni personali come nella fattispecie concreta dedotta in giudizio; l’atto impugnato, infatti, non è la mera conseguenza, per trasparenza dell’atto notificato alla società di cui il ricorrente è socio, ma «aggiunge», al maggior reddito d’impresa accertato in capo alla società, anche un maggior ammontare di «redditi diversi», che nulla hanno a che fare con il maggior reddito d’impresa «trasparente»; ne consegue che, legittimamente, il processo può, autonomamente, continuare avanti questo giudice, che è competente, senza la necessità di ordinare l’integrazione del contraddittorio nei confronti della società e degli altri soci gassando, ora, all’esame delle doglianze va affermata la fondatezza del ricorso facendo riferimento, secondo il principio della ragione più liquida, alla doglianza della carenza del contraddittorio endoprocedimentale; questo giudice ben conosce il principio di diritto, autorevolmente, enunciato dalla Corte di cassazione ss. uu. per cui: ( ) ( n. 2015/24823 – Rv. 637604 – 01 ); ma ritiene di non potervi aderire; invero va detto che un’interpretazione che giunga a limitare la piena tutela del contraddittorio preventivo, in dipendenza della natura non armonizzata dei tributi pretesi, si espone a censure di incostituzionalità, irragionevolmente implicando disparità di trattamento manifestamente contrarie al divieto della cosiddetta «discriminazione a rovescio», vale a dire situazioni di disparità in danno di cittadini di uno stato membro, e delle sue imprese che si verifichino come effetto indiretto dell’applicazione del diritto europeo (cfr. Corte costituzionale sent. n. 997/443 massima n.23700 secondo cui: ( ); insomma se si vuole dare una lettura costituzionalmente orientata e corretta della normativa vigente, bisogna concludere per l’applicazione del principio della necessaria applicazione del contraddittorio endoprocedimentale a tutti i tributi e non solo a quelli armonizzati; se ora si fa applicazione di questo principio alla fattispecie concreta dedotta in giudizio non può che conseguirne l’accoglimento del ricorso posto che l’atto impugnato non è stato preceduto da alcun «contatto» tra le parti; in conclusione in accoglimento del ricorso l’atto va impugnato; le spese di giudizio, stante la novità della soluzione giurisprudenziale accolta, vanno compensate.

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