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Contraddittorio preventivo obbligatorio, una partita aperta

udienza «interlocutoria» della Cassazione del 30/12/2015. A pochi giorni dalla pronuncia a sezioni unite sul tavolo dei giudici di legittimità si è presentato nuovamente il ricorso di una società che invocava la violazione del principio del contraddittorio da parte dell’ufficio.

Il caso riguardava una società che, a seguito di notifica di un questionario e di una successiva richiesta di documentazione, aveva ricevuto un avviso di accertamento contenente riprese ai fini Ires, Irap e Iva. Prendendo a riferimento proprio l’arresto delle sezioni unite, i giudici di legittimità hanno respinto uno dei motivi dell’appello, ribadendo che le garanzie fissate dall’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000 si applicano esclusivamente in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente. Mancando una clausola generale di contraddittorio endoprocedimentale in campo tributario riferibile a norme ordinarie dell’ordinamento nazionale diverse da quella di cui al citato art. 12, nel caso di specie, si legge in sentenza, non essendovi stato alcun accesso presso la sede del contribuente, le suddette tutele non possono essere invocate.

Subito dopo avere precisato questo assunto di carattere generale la Corte, tuttavia, ha dovuto prendere atto che l’accertamento in questione riguardava sia tributi armonizzati sia tributi non armonizzati.

Con riferimento ai tributi «non armonizzati», si legge, il motivo è infondato poiché, come osservato, le garanzie fissate dall’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000 riguardano solo gli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente.

Per quanto riguarda i tributi «armonizzati» il motivo, pur essendo in linea generale fondato, risulta, invece, nel caso di specie, inammissibile. E ciò perché la ricorrente, prosegue la sentenza, in violazione del principio di autosufficienza, non ha dedotto se e in quale precedente sede processuale abbia specificatamente indicato le ragioni che avrebbe potuto fare valere qualora il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato.

La soluzione adottata appare un vero e proprio escamotage e testimonia quali e quante difficoltà applicative ha lasciato irrisolte, o ha addirittura contribuito ad ampliare, la pronuncia a sezioni unite del 9/12/2015.

Situazioni come quella oggetto della sentenza in commento, nelle quali la maggiore pretesa dell’ufficio riguarda contemporaneamente tributi armonizzati e non armonizzati, non costituiscono una rarità ma, al contrario, sono molto frequenti.

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