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Contraddittorio indispensabile

L’accertamento dei tributi sotto i riflettori della Suprema corte. È ampio lo spazio che il massimario della giurisprudenza di legittimità dell’anno 2017 dedica a questa fase cruciale del rapporto fra l’amministrazione finanziaria e i contribuenti. L’ufficio del massimario della Corte di cassazione ha evidenziato, fra le altre, le più importanti decisioni emesse nel 2017 in tema di difetti di sottoscrizione degli atti, di obbligo del contraddittorio preventivo, dei vizi della motivazione e delle principali tipologie di accertamento.

La sottoscrizione dell’avviso di accertamento. Due sono le decisioni poste all’attenzione dall’ufficio del massimario in tema di difetto di sottoscrizione dell’accertamento.

La prima di queste (n. 09602/2017) precisa come la questione relativa all’inesistenza dell’avviso di accertamento a causa della sottoscrizione da parte di un funzionario illegittimo, non può essere prospettata per la prima volta in sede di appello ma deve necessariamente essere eccepita soltanto con l’originario ricorso.

La seconda decisione ha invece affermato come nell’ambito dei tributi regionali e locali, quando l’atto di liquidazione o di accertamento sia prodotto mediante sistemi informativi automatizzati, la sua sottoscrizione può essere legittimamente sostituita, ai sensi dell’art. 1, comma 87, della legge 28 dicembre 1995 n. 549, dall’indicazione a stampa del nominativo del soggetto responsabile, individuato tramite apposita determina dirigenziale (n. 20628/2017).

Il contraddittorio. Ampio spazio alla questione relativa all’obbligo del contraddittorio preventivo che occupa, ormai da diversi anni, i giudici tributari sia di merito sia di legittimità.

Molte le decisioni in rassegna che riguardano l’applicazione delle garanzie previste dall’articolo 12, comma 7 della legge n. 212/2000 (c.d. Statuto del contribuente).

Fra queste merita un rilievo a parte la sentenza n. 01007/2017 con la quale la sezione 6-T della Cassazione ha precisato che l’obbligatorietà generalizzata del contraddittorio preventivo di cui all’art. 12, comma 7, della legge n. 212 del 2000, si rende applicabile a qualsiasi atto di accertamento o controllo con accesso o ispezione nei locali dell’impresa, ivi compresi gli atti di accesso c.d. «istantanei» finalizzati unicamente all’acquisizione di documentazione.

Rilevante anche la decisione n. 24636/2017 tramite la quale la sezione 6-T della Suprema corte ha avuto modo di precisare che le garanzie previste dall’art. 12, comma 7, della legge 27 luglio 2000, n. 212, operano esclusivamente in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove il contribuente esercita l’attività imprenditoriale o professionale, sia pure accompagnati da contestuali indagini finanziarie avviate per via telematica e con consegna di ulteriore documentazione da parte dell’accertato. Tali garanzie, continua la sentenza, prescindono dal fatto che l’operazione abbia o meno comportato la contestazione di violazioni fiscali.

La motivazione. Ampio spazio è dedicato dal massimario anche alla motivazione dell’accertamento e ai suoi vizi. Fra le decisioni poste in rassegna spicca la n. 09008/2017 con la quale la Cassazione ha chiarito che in tema di contenzioso tributario, l’avviso di accertamento assume il carattere di provocatio ad opponendum, per cui l’obbligo di motivazione risulta soddisfatto, ai sensi dell’art. 56 del dpr n. 633 del 1972, ogni qualvolta l’Amministrazione abbia posto il contribuente in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali, e, quindi, di contestarne efficacemente sia l’an che il quantum debeatur.

In ottica meno garantista per il contribuente va segnalata anche la decisione n. 08378/2017 con la quale i giudici della sesta sezione tributaria hanno precisato che in materia di imposte sui redditi che sul valore aggiunto, è da ritenersi valido l’avviso di accertamento che non menzioni le osservazioni del contribuente ex art. 12, comma 7, della legge 27 aprile 2000, n. 212, atteso che, da un lato, la nullità consegue solo alle irregolarità per le quali sia espressamente prevista dalla legge oppure da cui derivi una lesione di specifici diritti o garanzie tale da impedire la produzione di ogni effetto e, dall’altro lato, che l’amministrazione finanziaria ha soltanto l’obbligo di valutare tali osservazioni, ma non di esplicitare i risultati di dette valutazioni nell’atto impositivo.

L’accertamento con adesione e l’accertamento standardizzato. In relazione alla procedura di accertamento in adesione il massimario 2017 considera degna di riflessione la decisione n. 15401/2017 con la quale i giudici della sesta sezione tributaria della cassazione hanno precisato che i tempi della procedura non comportano l’inefficacia dell’avviso di accertamento, ma ne sospendono soltanto il termine per l’impugnazione per un periodo di novanta giorni, decorsi i quali, senza che sia stata perfezionata la definizione consensuale, l’accertamento, in assenza di tempestiva impugnazione, diviene definitivo, secondo un meccanismo non dissimile dal silenzio-rifiuto, cui va ricondotto l’inutile spirare del termine dalla presentazione dell’istanza, senza che l’Ufficio abbia risposto.

In tema di accertamento standardizzato invece degna di nota è la sentenza n. 07642/2017 che ha ritenuto come in relazione ai parametri ed agli studi di settore, i dati rilevanti sono costituiti esclusivamente, per omogeneità con l’estrapolazione statistica, da ricavi, compensi e altri corrispettivi inerenti all’attività economica ordinaria, mentre non assumono rilievo a tali fini le sopravvenienze attive derivanti da eventi economici straordinari che, come tali, risultano estranei alla gestione caratteristica dell’impresa.

Nella suddetta pronuncia la Suprema corte aveva respinto la decisione impugnata che, con riferimento a un esercente l’attività di trasporto merci su strada, aveva valutato rilevante la cessione di un contratto di leasing ai fini dell’applicabilità degli studi di settore.

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