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Contraddittorio in bilico

Differentemente dal diritto dell’Unione Europea, il diritto nazionale, allo stato della legislazione, non pone in capo all’Amministrazione fiscale che si accinga ad adottare un provvedimento lesivo dei diritti del contribuente, in assenza di specifica prescrizione, un generalizzato obbligo di contraddittorio endoprocedimentale. E’ il pensiero della Corte di cassazione, sentenza 17 marzo 2016, n. 5362. In attesa della pronuncia della Corte costituzionale, investita con ordinanza 736/1/2016 della Ctr Toscana di valutare la questione di legittimità dell’art. 12 comma 7, della legge 212/2000 (in ipotesi di accertamenti solo “in loco”), la Cassazione torna ad affermare la non obbligatorietà, per i tributi non armonizzati, della preventiva interlocuzione tra fisco e contribuente. E lo fa, con una sentenza fotocopia, quanto a contenuti, di quella resa a ss.uu. il 9 dicembre 2015 (n. 24823). Il discrimen nell’avvalorare la tesi dell’obbligatorio o meno contraddittorio preventivo risiede nell’interpretazione semantica che i giudici, in primis, intendono dare alle parole radicate nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Ue, che all’art. 41, paragrafo 2, prevede «una buona amministrazione comporta, in particolare, il diritto di ogni individuo di essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottato un provvedimento individuale lesivo», e della giustizia europea (ex multis Sopropè e Kamino). Infatti se da un lato l’art. 1 della legge 241/90, che regola il procedimento amministrativo, subordina l’attività della pubblica amministrazione alle modalità previste dalla legge (nazionale) e «dai principi dell’ordinamento comunitario», dall’altro in caso di contrasto tra un principio comunitario ed una norma nazionale deve prevalere il primo, in forza del primato del diritto europeo su quello nazionale, affermato a più riprese dai massimi organi della giustizia europea e domestica: Corte di giustizia europea (fra le tante, sez. I sent. 13/10/92, n. 50/91), Corte costituzionale (sent. 18/4/91, n. 168; n. 113/85; n. 389/89) e Cassazione (sent. 17/10/2008, n. 25374; id. 28/3/2003, n. 4703; id. 10/12/2002, n. 17564; id. 9/6/2000, n. 7909). Stante la preminenza del diritto comunitario su quello interno e il dato normativo comunitario (art. 41, par. 2 Carta dei diritti fondamentali dell’Ue) che non effettua distinguo tra imposizione diretta ed indiretta, la partita rimane aperta.

Valentino Guarini e Giovanni Cataldi

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