Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Contraddittorio al via da luglio

Obbligo di contraddittorio preventivo ad ampio raggio sulle contestazioni basate su presunzioni. Necessità che, in caso di mancata adesione, nell’accertamento sia evidente una motivazione rafforzata. E, infine, opportunità di non utilizzare in maniera sistematica la proroga del termine per la notifica degli atti. Sono queste alcune delle indicazioni che l’agenzia delle entrate ha fornito, ieri, con la circolare n. 17, nella quale sono confluiti i chiarimenti sulla disposizione di cui all’articolo 5 ter del dlgs n. 218 del 1997, vale a dire la norma che, in relazione agli accertamenti notificati (potenzialmente) dal 1° luglio prossimo, obbliga allo svolgimento di un contraddittorio preventivo. La norma, in ogni caso, non opera laddove sia stato notificato un pvc ovvero nel caso in cui l’accertamento, potenziale, sia quello parziale ai sensi, ad esempio, di quanto previsto dall’articolo 41 bis del dpr n. 600 del 1973. In alcune ipotesi, inoltre, la norma ammette la notifica diretta dell’avviso di accertamento e prevede altresì che, laddove intercorrano meno di 90 giorni dalla notifica dell’invito e la scadenza del periodo di imposta, scatti automaticamente la proroga dei termini per la notifica dell’avviso di accertamento di 120 giorni con una disposizione in deroga allo statuto dei diritti del contribuente.

La nuova disposizione, introdotta nel 2019 obbliga, in alcune ipotesi, ad attivare un contraddittorio preventivo con il contribuente che, successivamente alla notifica dell’eventuale avviso di accertamento, non potrà proporre istanza di adesione. Di fatto, dunque, lo spirito della norma è da un lato quello di rendere più pregnante la partecipazione del contribuente al processo di formazione dell’eventuale rettifica e, dall’altro, di rendere inoperanti i 90 giorni di sospensione dei termini per la proposizione del ricorso connessi alla fase di accertamento con adesione. In altri termini, dunque, si «accorciano» i tempi in quanto l’invito formulato secondo l’articolo 5 ter, esclude come detto la richiesta di adesione. Sulle tipologie di accertamento per le quali non è prevista l’applicazione della norma, il comma 2 fa riferimento agli avvisi di accertamento parziale ai sensi di quanto previsto dall’articolo 41 ter del dpr n. 600 del 1973. Sul punto, però, la circolare dopo aver operato un distinguo del concetto di accertamento parziale ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, precisa che tutte le volte in cui il potenziale accertamento si basa su presunzioni, l’invito è di fatto obbligatorio con la sola esclusione degli atti automatizzati. Appare evidente come questa lettura sia in concreto finalizzata ad estendere il più possibile l’ambito di applicazione della norma. Con delle conseguenze che oggi vengono dunque regolamentate rispetto a quanto abitualmente avviene. In concreto ed in generale, infatti, già prima della introduzione della specifica disposizione il procedimento di contraddittorio è considerato ormai un adempimento usuale ma senza un particolare rilievo sui termini. Con la nuova disposizione, invece, il termine assume un rilievo fondamentale in quanto, come detto, viene sterilizzato l’ulteriore tempo ai fini della adesione. Una anticipazione, dunque, del momento di potenziale notifica dell’accertamento. Nel caso in cui l’adesione avviata mediante invito non produca effetto, la circolare raccomanda di porre particolare attenzione alla motivazione dell’atto che dovrà necessariamente tenere conto di quanto prospettato dal contribuente. È questo un aspetto particolarmente delicato in quanto la norma dispone comunque un rimedio al mancato avvio del contraddittorio affermando però che l’invalidità dell’accertamento deve essere valutata dal giudice nella cognizione della impugnativa. Infatti, la norma afferma che la mancata attivazione del contraddittorio comporta l’invalidità dell’atto solo a condizione che il contribuente dimostri, in concreto, le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato attivato. Vi è poi da formulare una osservazione in merito all’aspetto temporale che riguarda gli avvisi di accertamento che potenzialmente possono essere emessi dal 1º luglio 2020. Nella circolare non vi è alcun richiamo a quanto previsto dall’articolo 157 del dl rilancio, norma nella quale si prevede una «sospensione» per tutto il 2020 della notifica, tra l’altro, di atti di accertamento fatte salve delle specifiche eccezioni. È dunque presumibile che la restante parte di quest’anno veda la applicazione della norma sul contraddittorio preventivo senza un particolare effetto sulla disposizione che disciplina in modo automatico la proroga di 120 giorni nella notifica dell’avviso laddove l’invito venga formulato in un periodo minore rispetto ai 90 giorni assumendo la scadenza ordinaria per l’accertamento. Infatti, l’articolo 157 di fatto regola una proroga di fatto generale in merito alla notifica degli atti impositivi. Va infine segnalato come la norma introdotta nel 2019 non si applicherà, ovviamente, ove già disposizioni di legge impongono un contraddittorio preventivo come nel caso, ad esempio, dell’abuso di diritto o del redditometro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il colosso cinese Huawei non compare nella lista dei fornitori ammessi alla gara indetta da Tim e pa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Tutti sulla nuvola a caccia dell’oro del secolo: i dati. Come custodirli, in sicurezza. E scambiar...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio al 30 settembre del termine per l'approvazione dei bilanci di previsione 2020-2022 e della sa...

Oggi sulla stampa