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Contraccolpo sulle pmi

Tutti i Governi e tutte le banche centrali concordano nel definire l’attuale fase economica indotta dalla pandemia come la più grave crisi del Dopoguerra. In Europa sia gli Stati nazionali chela commissione Ue e la Bce hanno varato provvedimenti straordinari per tamponare una situazione di emergenza finanziaria mai vista prima.

In tutta Europa anche le banche sono state chiamate a fare la loro parte per contrastare gli effetti sulla clientela del ciclo economico avverso. Solamente in Italia, secondo i dati diffusi ieri dall’Abi, alle banche sono pervenute domande di moratoria per 300 miliardi di euro e oltre 88 miliardi di richieste di prestiti al Fondo di Garanzia Pmi. Interventi analoghi sono avvenuti in ogni Paese europeo.

Per ovviare alle rigidità regolamentari cui sono sottoposte le banche, a fine giugno Commissione e Parlamento Ue hanno adottato una serie di deroghe di “quick fix” tese ad alleviare l’impatto sul capitale Cet1 delle moratorie sul credito, dei principi contabili Ifrs9 e del computo sul patrimonio dei titoli di Stato in portafoglio. A queste misure si è aggiunta la richiesta alle banche, avanzata formalmente dalla Vigilanza Bce, di non distribuire dividendi e non procedere a buy back in modo da poter utilizzare i buffer di capitale in eccesso al finanziamento dell’economia reale. Con le stesse finalità, la Bce ha varato un piano di aste di Tltro a tassi negativi per le banche che ha iniettato centinaia di miliardi di liquidità.

Il rischio è che tutta questa serie di provvedimenti, che univocamente sono diretti a contrastare le avversità del ciclo economico, siano in parte vanificati se la Ue non procederà alla sospensione del cosiddetto “calendar provisioning”. Ovvero la recente normativa dell’Unione che impone in automatico alle banche l’azzeramento in tre anni dei crediti a rischio non garantiti (sia Npl che Utp) e in 7-9 anni di quelli con garanzie reali. Una regola fortemente prociclica che, introdotta in tempi di ripresa dell’economia, doveva servire ad anticipare la pulizia dei bilanci delle banche. Ma che in questa fase di recessione invece rischia di pregiudicare il credito alle imprese, soprattutto le piccole e medie, poiché le banche difficilmente presteranno soldi rischiando di perderli tutti in tre anni se l’azienda finirà anche solo in crisi temporanea. E di aziende in situazione d’incertezza, in Italia e in tutta Europa, ce ne sono centinaia di migliaia e con milioni di dipendenti.

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