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Conto titoli, imposta a scaglioni

di Andrea Bongi  

L'imposta di bollo sui dossier titoli conquista scaglioni ed equità. Per i dossier titoli di importo più modesto l'incremento dell'imposta di bollo si ridurrà a circa un quarto di quanto previsto nella prima versione della manovra finanziaria. Riduzione che verrà ricompensata con aumenti elevati per i depositi titoli di valore superiore al mezzo milione di euro.

Gli importi dovuti per l'imposta di bollo cresceranno dunque all'aumentare del valore del conto titoli del contribuente. Si mantiene invece il doppio step temporale con un primo incremento già dall'anno 2011 ed un secondo a decorrere dal 2013. E' questa, in estrema sintesi, la riformulazione della norma contenuta nell'articolo 23 della manovra finanziaria sulla base degli emendamenti presentati ieri dal relatore al provvedimento.

L'introduzione degli scaglioni di valore rimodula gli importi dovuti a titolo di imposta di bollo in relazione al valore del deposito titoli garantendo una maggiore equità ed equilibrio all'intero provvedimento.

La prima formulazione relativa all'incremento dell'imposta di bollo dovuta sulle comunicazioni periodiche dovute dai contribuenti sui conti titoli aveva infatti destato, fin da subito, numerose perplessità proprio perché non correlava, perlomeno nella sua prima fase applicativa, l'imposta dovuta al valore dei titoli detenuti.

Gli scaglioni scelti nella stesura dell'emendamento sono di fatto quattro. Si parte da dossier titoli di valore inferiore ai 50 mila euro per passare poi a quelli di valore compreso fra i 50 mila ed i 150 mila, a quelli fra 150 mila e 500 mila per finire poi con i dossier titoli di valore pari o superiore al mezzo milione di euro.

Saranno proprio questi ultimi a far segnare i maggiori importi dovuti a titolo di imposta di bollo sulle comunicazioni periodiche da parte dell'intermediario abilitato. Nella prima fase attuativa infatti i titolari di questi dossier arriveranno a pagare anche 680 euro l'anno mentre dal 2013 tale importo salirà fino a 1.100 euro per le comunicazioni aventi periodicità annuale.

Per i contribuenti con dossier titoli di valore non superiore a 50 mila euro (di fatto il primo scaglione della nuova imposta di bollo) l'emendamento introdotto ieri dal relatore apporta notevoli benefici rispetto alla prima stesura della manovra correttiva. Le comunicazioni annuali passano infatti da 120 a 34,20 euro mentre quelle aventi una periodicità mensile passano da 10 a 2,85 euro. Si tratta in linea generale di una riduzione notevole sulla base della quale i nuovi importi sono ridotti praticamente ad un quarto rispetto a quelli precedenti.

Ovviamente, tenuto conto della necessità che ogni emendamento sia a costo zero, il minor gravame sui piccoli dossier titoli è ricompensato da un incremento del bollo dovuto dai conti titoli più sostanziosi.

Rispetto al testo originario della manovra infatti il titolare di un conto titoli di valore superiore a 500 mila euro avrebbe pagato, solo a partire dal 2013, un imposta di bollo di euro 380 in caso di comunicazioni annuali ora, grazie all'emendamento proposto ieri, pagherà invece già dal 2011 l'importo di 680 euro mentre dal 2013 su tale dossier dovrà assolvere fino a 1.100 euro di imposta di bollo.

Quanto agli effetti finanziari dell'emendamento, la relazione tecnica che lo accompagna precisa come il maggior impatto sui conti pubblici si avrà nell'esercizio finanziario 2013 dove le entrate dovute agli aumenti del bollo sui dossier titoli arriveranno a quota 3.800 milioni di euro. Negli anni immediatamente successivi invece il maggior gettito riconducibile al provvedimento emendato si attesterà sulla cifra di 2.525 milioni di euro annui.

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