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Conto salato sui fondi Ue

Allarme della Corte dei conti sulle frodi e sulle irregolarità nell’utilizzo dei fondi comunitari e dei contributi pubblici: il rischio è quello di danneggiare la riqualificazione dei lavoratori e lo sviluppo delle attività imprenditoriali; dubbi sulla capacità delle amministrazioni di utilizzare tutti i fondi allocati; in aumento del 4,9% il contributo italiano, a fronte di accrediti per 9,3 miliardi di euro; pesano le condanne per le procedure di infrazione.

È quanto emerge dalla lettura della delibera 12/2012 della Corte dei conti, Sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali, presieduta da Giuseppe Cogliandro, concernente la Relazione annuale al Parlamento, per il 2012, sui rapporti finanziari con l’Unione europea e sull’utilizzazione dei fondi comunitari.

Dalla relazione emerge come dato maggiormente preoccupante quello delle irregolarità e delle frodi: rilevante è l’incremento complessivo degli importi da recuperare ( 382,6 milioni, di cui il 94,4% ascrivibili ai fondi strutturali ed il 5,6% ai fondi agricoli).

I programmi maggiormente interessati da irregolarità e da frodi sono quelli regionali, le cui somme incidono per il 94,7% sugli importi complessivi. Fra di essi, il 92,9% riguarda le regioni meridionali (Sicilia con 153,5 milioni di euro; Calabria con 91,5 milioni di euro; Puglia con 76,2 milioni di euro; Campania con 14,3 milioni di euro). Ma non sono esenti da tale fenomeno anche altre regioni (Liguria con 9,8 milioni di euro; Lazio con 4,2 milioni di euro; Piemonte con 2,4 milioni di euro; altre Regioni con importi al di sotto del milione di euro).

Questa situazione, per i giudici, «desta allarme, anche in considerazione del fatto che, tra i sistemi utilizzati, è frequente la mancata realizzazione delle attività finanziate, soprattutto nel settore dei contributi pubblici»; il tutto «danneggia le finalità specifiche dei contributi, che attengono alla riqualificazione professionale dei lavoratori ed allo sviluppo delle attività imprenditoriali, e vanifica l’obiettivo di incentivare la crescita nei settori e nelle aree interessate». In generale, sull’utilizzazione dei fondi la relazione sottolinea come vi siano ancora «seri interrogativi sulla capacità delle nostre Amministrazioni, centrali e regionali, di riuscire a utilizzare tutte le risorse allocate». Si auspica quindi «l’impegno di tutti i soggetti interessati affinché si pervenga, alla fine del ciclo di programmazione, al massimo utilizzo delle somme stanziate», profilo che soprattutto in questi ultimi mesi, grazie all’impegno di Fabrizio Barca, sembra sensibilmente migliorato. La relazione fa, quindi, il punto sulle uscite e sulle entrate derivanti dai rapporti finanziari con l’Unione europea e sottolinea in primo luogo come sia stato registrato un aumento del 4,9%, rispetto al 2010, della contribuzione dell’Italia al finanziamento del bilancio comunitario che, ad oggi, quindi, ammonta a 16 miliardi di euro. Tale somma comprende anche l’effetto dell’esito negativo delle procedure di infrazione promosse nei confronti del nostro paese; in particolare la magistratura contabile ha rilevato, per il 2011, 54,1 milioni versati per condanne disposte dalla Commissione europea. Dal lato invece dell’entrata l’Italia ha ricevuto dall’Unione europea accrediti per 9,3 miliardi di euro, con un aumento dell’ 1,3% rispetto al 2010. Complessivamente, poi, si è notevolmente aggravata la posizione di contributore netto (per un totale di 6,7 miliardi di euro). Con riferimento alla politica agricola comune, viene sottolineato un ulteriore miglioramento, nel corso del 2011, della situazione dei rimborsi comunitari all’Italia e l’assenza di prelievi supplementari nel settore lattiero-caseario, non essendo stata superata la quota di produzione assegnata all’Italia. Noto e qualificato come «annoso» il problema del recupero presso i produttori delle somme già versate dallo Stato all’Unione europea: secondo la magistratura contabile la soluzione non potrà che venire dalla «definizione dei compiti al riguardo assegnati all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura/Agea nonché ad Equitalia».

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