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Conto deposito, faro sui rendimenti

Torna la tensione su Borse e titoli di Stato e si ripresentano, comprensibili, anche i timori e la necessità di difendere i risparmi fra gli investitori. A livello di grandi operatori e fondi la fuga dalle attività più rischiose sembra avere destinazioni ben precise come le obbligazioni di Stato tedesche (Bund) e quelle Usa (Treasury), che di fatto hanno prezzi alle stelle e rendimenti ai minimi storici.
Tra i piccoli risparmiatori di casa nostra, invece, la scelta è per certi versi meno sofisticata: come ha rilevato una ricerca condotta da Gfk Eurisko e Prometeia presentata la scorsa settimana al «Salone del Risparmio», fra le famiglie italiane investitrici trovano sempre maggior favore i «vecchi» Buoni postali e i conti di deposito vincolati offerti da un numero crescente di istituti bancari.
A favorire questi ultimi, ormai è storia ben nota, è stato un mix di fattori che vanno dal battage pubblicitario serrato, alla riduzione dell’aliquota fiscale (dal 27% al 20% a partire dal primo gennaio scorso), fino – ed è ciò che ne ha decretato il successo – ai tassi particolarmente attraenti offerti dalle banche stesse. E in fondo è proprio questo il fil rouge che unisce le scelte dei risparmiatori alla crisi del debito che si è scatenata negli ultimi nove mesi: gli istituti di credito italiani, in difficoltà nel raccogliere denaro attraverso i canali tradizionali, hanno dato la caccia al risparmio delle famiglie italiane e si sono date battaglia a colpi di offerte.
È evidente infatti (come si può vedere anche nel grafico accanto, che riporta le offerte di alcune tra le principali banche italiane e non) come dalla scorsa estate le remunerazioni dei conti deposito siano cresciute di pari passo al valore dello spread fra BTp e Bund, che rappresenta l’indice della tensione sul debito pubblico nazionale e anche la misura delle difficoltà delle banche italiane nella raccolta. Così come è anche altrettanto evidente che la crescita dei tassi di interesse si sia arrestata nei primi mesi del 2012 (alcuni istituti di credito sono addirittura tornati sui propri passi abbassando le offerte) di pari passo all’allentamento delle pressioni sui mercati e al fiume di denaro a basso prezzo (1%) che la Banca centrale europea ha prestato agli istituti di credito.
Nelle settimane scorse ci si è quindi spesso interrogati sulla sostenibilità dei tassi da record garantiti sui depositi da parte delle banche. Ora però i nuovi focolai di crisi (che non fanno certo piacere al nostro Paese e al suo debito pubblico, e neppure a chi detiene azioni o BTp) potrebbero far mutare di nuovo lo scenario a vantaggio di chi fa affidamento sui depositi vincolati. «Le banche italiane trovano ancora difficoltà nel finanziarsi sul mercato interbancario o nell’emettere obbligazioni – conferma Marco Giorgino, Ordinario di Finanza Aziendale al Politecnico di Milano – e dovranno quindi fare ancora affidamento sulla raccolta presso le famiglie, che a loro volta continuano a essere alla ricerca di sicurezza». Non è detto insomma che i tassi possano confermarsi a lungo sui livelli da record visti nei mesi scorsi, ma la convergenza di interessi fra banche e risparmiatori sui conti deposito sembra ancora destinata a durare.

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