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Il conto della burocrazia? Arriva a 33 miliardi

Ogni azienda italiana dovrebbe avere degli impiegati ad hoc solo per seguire tutti gli adempimenti burocratici cui è sottoposta ogni giorno. Cosa fattibile per le grandi imprese, quasi impossibile per le piccole e le piccolissime, dove ad occuparsi di tasse, rapporti con amministrazioni locali, contabilità, personale e tutto il resto, in un caso su due vengono delegate delle figure esterne all’azienda. Con costi che arrivano a quasi 8mila euro ogni anno (oltre 11 mila per bar e ristoranti): un peso che grava sul 39% del profitto lordo dell’imprenditore, un costo complessivo di 33 miliardi di euro all’anno.

Così la «cattiva burocrazia», dice il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, resta ancora «una vecchia malattia che in Italia, più che negli altri Paesi, ha prodotto e continua a produrre effetti dannosi, indebolendo il sistema delle imprese, incidendo negativamente e pesantemente sul rapporto di fiducia tra imprenditori e pubblica amministrazione».

Gli ultimi dati arrivano da un’indagine realizzata da Confcommercio con l’Università di Trento dove vengono analizzati costi e difficoltà per micro e piccole imprese (sotto i 19 addetti) schiacciate dall’eccesso di burocrazia. Lo studio ha coinvolto aziende in vari settori (servizi, merci, commercio al dettaglio, ristoranti, alberghi, bar), a Milano, Roma e Napoli: il 75% degli intervistati dichiara di «non aver percepito alcun alleggerimento della burocrazia», nonostante gli sforzi fatti dalla Pubblica amministrazione.

Insufficiente anche l’informatizzazione delle pratiche. Il 36% dice di non aver «percepito alcun miglioramento nel passaggio all’informatizzazione di alcuni adempimenti («debole miglioramento» per il 32%). Molti imprenditori parlano di «duplicazione: spesso viene chiesta traccia anche cartacea degli adempimenti amministrativi».

Altri criticano la «burocrazia a due velocità: funzionante nel prendere ma distante e lenta nel dare». Il risultato è che «l’eccesso di burocrazia genera eccesso di evasione fiscale» e la richiesta di una «migliore burocrazia» va di pari passo con la riduzione delle aliquote fiscali.

Sangalli ricorda che «l’eccesso di burocrazia, insieme con la ripresa ancora lenta e parziale, frenano la competitività e la crescita del Paese». La ministra per la Pubblica amministrazione Marianna Madia elenca quanto fatto dal governo in termini di semplificazione («dalla fatturazione elettronica all’anagrafe unica della popolazione esistente al progetto del Pin unico»). Sangalli le risponde: «Apprezziamo i passi fatti, ma una cosa è riconoscere l’impegno del governo, altra è toccarne con mano l’effetto nel quotidiano: semplificare significa rendere più efficienti i controlli».

Claudia Voltattorni

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