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Il conto della Brexit: 30 miliardi

Un bilancio d’emergenza per far fronte alla Brexit. Il cancelliere dello scacchiere George Osborne, braccio destro di David Cameron non solo nel governo ma anche nel referendum, ha presentato ai Comuni il piano che, sostiene, sarà costretto a implementare per far fronte al buco da 30 miliardi di sterline che creerebbe l’uscita dall’Unione Europea. Un incremento delle imposte del 2 o 3% a seconda del reddito, un aumento delle tasse di successione e tagli nella spesa pubblica: «Lasciare l’Ue – ha detto – significherebbe in termini molto semplici meno soldi».

Doveva essere un messaggio per quel 9% degli elettori ancora indecisi, ma l’efficacia delle proiezioni del cancelliere, per quanto dolorose, è stata smontata già in mattinata da una lettera firmata da 59 deputati conservatori, ai quali nel pomeriggio se ne sono aggiunti altri dieci.

Una misura del genere non passerebbe ai Comuni. Loro voterebbero contro. «È irresponsabile mandare un messaggio simile ai cittadini e ai mercati», ha accusato il conservatore Ian Duncan Smith, sino a poche settimane fa ministro per il lavoro e le pensioni.

Osborne non si è lasciato intimorire. «L’unica cosa peggiore di una misura d’emergenza sarebbe non introdurne una», ha risposto. «L’impatto economico di un’uscita dall’Ue si farà sentire». Non è un caso, dopotutto, che gli economisti si augurino quasi all’unanimità che vinca il Remain . I conti di Osborne, però, hanno trovato pochi consensi. Lo stesso Jeremy Corbyn, che dovrebbe essere un alleato nella campagna sul referendum, ha detto che il Labour voterebbe contro un bilancio per l’austerity. Dall’altra parte dell’Atlantico il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, ha detto che tra i motivi della decisione di non alzare i tassi c’è anche quello di aspettare l’esito del referendum britannico. Il Fondo Monetario Internazionale ha invece iniziato a prospettare i grandi rischi per i mercati finanziari in caso di Brexit.

Il futuro del cancelliere, adesso, sembra incerto quanto il rapporto tra Regno Unito e Ue. Mentre sul Tamigi Nigel Farage, per il Leave , e Bob Geldof, per il Remain , si sono scambiati insulti a bordo delle rispettive imbarcazioni, a Westminster si trama sul dopo referendum. Non è solo Cameron a essere in difficoltà. Per gli allibratori il successore più probabile del premier alla guida dei Tories è Boris Johnson. Le quote di Osborne calano.

Paola De Carolis

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