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Continua lo stillicidio domani ultima spiaggia per evitare il crac greco

Un’altra fumata nera che avvicina la Grecia al baratro del default. La quarta riunione in una settimana dei ministri dell’eurogruppo per trovare un accordo che eviti la bancarotta di Atene si è chiusa dopo poche ore con l’ennesimo fallimento. La posizioni dei greci e dei loro creditori restano lontane su tutti i punti cruciali del negoziato: riforma del sistema pensionistico, modifica dell’Iva e tagli alla difesa. Rispetto all’incontro della sera prima, la delegazione guidata dal ministro Yannis Varoufakis ha anzi fatto qualche piccolo passo indietro riproponendo di mantenere le agevolazioni sull’Iva per le isole greche: un tema che sta particolarmente a cuore al partito di estrema destra alleato di Syriza al governo.
Di fronte alla totale mancanza di progressi il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha congedato i ministri ed è andato a informare i capi di Stato e di governo della Ue, riuniti a pochi metri di distanza. Ma il vertice europeo ha rifiutato di farsi carico del negoziato: segno che i margini di flessibilità politica da parte dei creditori sono ormai ampiamente esauriti. E dunque si ricomincia da capo, con l’orologio del default che corre sempre più in fretta. I tecnici dell’euro working group che ha sostituito la troika si riuniranno ancora oggi, mentre nella notte sono previsti nuovi colloqui tra Tsipras e i vertici di Commissione, Bce e Fmi. Se emergerà una nuova disponibilità greca ad accettare le richieste dei creditori, i ministri dell’Eurogruppo si ritroveranno sabato per siglare l’accordo. Altrimenti, spiega una fonte vicina ai negoziati, l’incontro servirà a decidere come gestire il default greco.
L’insolvenza di Atene, la «terra incognita» evocata da Mario Draghi, è ormai questione di ore. Se sabato ci fosse un’intesa domenica il Parlamento greco potrebbe ratificarla. E martedì la Grecia, ricevendo l’ultima tranche del prestito europeo da 7,5 miliardi, potrebbe rimborsare 1,6 miliardi che deve restituire al Fmi entro fine mese. «Ci deve essere un accordo prima che lunedì riaprano i mercati», ha spiegato Angela Merkel agli altri leader del Ppe riuniti prima del vertice. Nonostante la durezza dell’ultimatum dei creditori, rafforzato dal pochissimo tempo a disposizione, Tsipras si dimostra ottimista. In termini puramente contabili, la distanza tra le posizioni greche e quelle europee non è certo incolmabile. Ma la distanza politica da percorrere per superare le «linee rosse» che il governo greco si è auto-imposto è considerevole. Solo il premier può decidere se e come fare la marcia indietro che tutti gli chiedono.
Sullo sfondo di questo braccio di ferro c’è la questione irrisolta di una ristrutturazione del debito greco. Tsipras vorrebbe un impegno esplicito da parte dei leader europei. Ma questi, pur avendogli dato assicurazioni lunedì, in occasione del vertice dell’eurozona, che la questione sarà esaminata una volta che Atene avrà accettato il piano di risanamento, non vogliono prendere adesso impegni vincolanti. «Non ci faremo ricattare dalla Grecia», ha detto la cancelliera ai suoi colleghi del Ppe. Il rifiuto, ieri, dei capi di governo europei di occuparsi ancora una volta delle richieste di Atene sembra confermare che su questo fronte Tsipras non potrà ottenere niente di più di quanto ha già avuto. L’ultima parola, adesso, tocca a lui.
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