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Continua il duello sulla ripresa Merkel: “Non servono altri fondi” Draghi: “Aiuti dai Paesi in attivo”

«La ripresa nell’eurozona rallenta, la crisi non è finita, gli indici di crescita sono chiaramente al ribasso; la Bce è pronta a variare l’importo o la composizione delle sue misure di sostegno non convenzionali, e occorre che Commissione e governi nazionali prendano in esame la flessibilità nell’ambito del rigore, e i Paesi che hanno spazio di bilancio devono seguire le raccomandazioni europee pro-crescita». Un Mario Draghi incisivo quello che si è presentato ieri davanti all’Europarlamento. Parole ancora più pesanti se si considera che poco prima, da Berlino, Angela Merkel, al termine dell’incontro con il premier francese Manuel Valls, aveva ribadito che in Germania di aumento di spese non si parla.
Insomma, confronto-contraddittorio a distanza tra il presidente della Banca centrale europea e la cancelliera federale.
«I Paesi che hanno spazio di bilancio – ha detto il numero uno della Eurotower – devono seguire le raccomandazioni europee, che hanno sottoscritto loro stessi in sede di Consiglio europeo». Pronunciata in risposta a domande degli eurodeputati interessati a sapere se Berlino dovesse fare di più sforzi per la domanda interna con i margini del suo debito pubblico. La frase è suonata come una implicita critica al vertice tedesco.
Angela Merkel insiste con il suo mantra a chi la interroga sulla eventualità di un aumento degli investimenti pubblici tedeschi: «Esistono molte possibilità per creare la crescita economica senza ricorrere a spese supplementari».
Draghi ha anche criticato i Paesi che «hanno usato gli immensi risparmi creati dalla politica Bce semplicemente per spendere, per finanziare la spesa pubblica». Ha ammonito che il recupero economico dell’eurozona sta rallentando, «e solo la piena attuazione di riforme di struttura porrà fine alla crisi». Ha difeso le aste Tltro (finanziamenti Bce agevolatissimi alle banche se concedono crediti all’economia reale) che «hanno già avuto impatto sul sentimento economico», e preannunciato appunto «nuove misure non convenzionali», forse anche di maggiore entità, contro l’inflazione troppo bassa.
Berlino resta indifferente al pressing dei partner dell’eurozona, degli Usa, del G20 e del Fondo monetario internazionale. Anche alla Francia la cancelliera non ha davvero concesso molto: «Siamo impressionati dagli impegni di profonde riforme espressi da Parigi, però tocca non alla Germania bensì alla Commissione europea esprimere giudizi sul programma e sui conti pubblici di Parigi». Sorrisi formali, ma una freddezza di sostanza che segna il clima pesante tra le due potenze. Valls ha promesso che la Francia «è decisa alle riforme. Comprendiamo le preoccupazioni tedesche, ma Parigi non è il bambino d’Europa. E’ essenziale che l’euro resti sui cambi al livello attuale». La CduCsu, il partito della Cancelliera, condanna le richieste francesi di comprensione sulla difficoltà di nuovi tagli: «E’una sfrontatezza, un insulto ai sacrifici di greci e portoghesi». Il grande scontro nell’eurozona continua.
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