Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Conti pubblici senza vincoli (ma torneranno)

È primavera, e come sempre in questa fase dell’anno arriva l’ora del Def, cioè del Documento di Economia e Finanza aggiornato con le nuove previsioni ufficiali sull’evoluzione dei conti pubblici italiani e sul Pil che il governo ogni anno presenta al Parlamento intorno alla metà di aprile. Le previsioni sulla crescita sono sempre e inevitabilmente soggette a errori e al verificarsi di circostanze particolari: non solo in Italia e certo non solo per quest’anno. Ma quest’anno c’è una rilevante novità: stavolta l’incertezza e le oscillazioni su stime e previsioni sono ovunque molto più pronunciate che di solito.

L’altalena

Ad esempio, per l‘Italia si sono osservati crolli e rimbalzi del tutto inusuali: l’alternanza di dati trimestrali, a partire dal primo trimestre 2020 fino al quarto trimestre 2021 è stata stupefacente. Nel 2020 il Pil è sembrato privo di un qualsiasi senso di marcia, con una forte alternanza tra -5,5 per cento, -13,0 per cento, +15,9 per cento, -1,9 punti percentuali. Ma poi le previsioni (Ocse) sono progressivamente diventate ben più favorevoli nel corso del 2021. Al netto di tali oscillazioni, l’economia italiana ha perso per strada circa 9 punti di Pil nel 2020 rispetto al 2019 dopo aver fatto registrare uno zero virgola di espansione (+0,3 per cento) nel 2019 rispetto al 2018.

Non tanto diversamente da quello che stava succedendo nel resto dei paesi avanzati per nessuno dei quali il 2020 è stato un anno semplice. Il Pil dell’eurozona ha visto un calo di 7,5 punti percentuali, con il dato della crescita francese quasi perfettamente allineato con quello dell’Italia, mentre la Spagna è data in calo verticale (-11,5 per cento) con un marcato ma più contenuto crollo in Germania (meno 5,5 per cento).

In parallelo si sono visti dati più negativi per il Regno Unito (-11 per cento) e una nettamente migliore performance per gli Stati Uniti il cui calo si è attestato fino a un -4 per cento. Nell’insieme, almeno per l’Italia sembrano confermarsi tendenze note da tempo: anche quando le entrate accelerano trainate da un buon andamento dell’economia, l’Italia sembra ingranare la marcia più lentamente delle altre grandi economie Ue con cui il nostro paese è chiamato a misurarsi (un cumulato +3,5 per cento nel 2017-19 contro un +5,7 per cento della media Eu4).

Del resto, per anni si è detto che, con la crescita allo zero virgola che ha caratterizzato l’Italia per tanti anni, i problemi sarebbero rimasti a lungo a bagno maria: senza esplodere ma anche senza vedere la svolta spesso auspicata e sempre rinviata. Come se ne esce? Per molti con la pandemia è semplicemente cambiato tutto. Oggi nessuno ricorda più i tempi di Maastricht, il trattato firmato da tanti paesi europei in una piccola cittadina olandese nei primi anni Novanta, in base al quale i paesi aderenti al trattato si impegnavano a non svalutare la loro moneta se non in modo molto limitato per evitare di perdere la fiducia dei mercati finanziari in merito alla loro capacità di rimborso dei governi nazionali. Negli anni di Maastricht i paesi guardavano con il misurino gli scostamenti dall’equilibrio di bilancio possibili perché «consentiti dai trattati», misurandoli in frazioni di punto percentuale o in variazioni di pochi miliardi di euro da un anno con l’altro.

Ora invece con la sospensione indefinita dei vincoli di bilancio causata dalla pandemia, Maastricht e i suoi vincoli sono o sembrano cancellati tanto che immaginare oscillazioni di 10 o 20 punti di punti di Pil per l’Italia è diventato naturale o almeno tollerabile sia per i paesi del nord che avevano fatto dell’attenzione alle regole di bilancio un totem ma anche per i paesi euro-med (tra cui l’Italia) che avevano spesso concentrato l’attenzione sui modi per sfuggire ai vincoli dell’euro. Nel nuovo contesto di tassi di interesse bassi o vicini a zero la sostenibilità dei debiti pubblici con il supporto irrinunciabile delle banche centrali e degli stati sembra aprire nuove possibilità di crescita, attenuando la necessità di aggiustare rapidamente i conti degli stati. Sarebbe però importante non capire male la lezione di questo periodo, e cioè non scambiare la diminuzione nel costo del debito di oggi con l’avvento di un nuovo regime economico nel quale, in fondo, di pandemie se ne potrebbe anche avere una all’anno perché tanto anche i tassi sono a zero.

Fattore Usa

Certo, l’America di Joe Biden ha uno «spazio fiscale» eccezionale di 2 mila miliardi di investimenti in infrastrutture. E poi negli Usa — come non si stanca di ricordare la signora Yellen — continuerà ad esserci una forte pressione perché anche le altre nazioni diverse dagli Usa possano sfuggire al ricatto di sospendere troppo presto i supporti alla crescita, e questo potrebbe valere anche per i paesi europei. Ma l’America non è l’Europa: nei paesi europei il consenso per mettere a disposizione le risorse per i sostegni, i ristori e le altre nuove misure per imprese e famiglie che si dovessero rendere necessarie sembra essere più limitato.

Come ricordava la società Atradius in un recente rapporto, la luna di miele del calo delle insolvenze aziendali del 2020 è stato soprattutto il risultato dell’adozione di regimi fiscali temporaneamente favorevoli e del congelamento delle procedure concorsuali per evitare un troppo rapido aumento delle insolvenze (è successo soprattutto in Francia, Belgio, Italia e Spagna). Ma è difficile pensare a come rinnovare questi schemi in modo permanente. In ogni caso c’è poco da fare: in Europa più che altrove il probabile aumento della procedure di insolvenza dovrà essere ripagato almeno parzialmente con le risorse proprie dei singoli stati.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa