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Conti pubblici, priorità al taglio del debito

ROMA — Il pareggio strutturale di bilancio e il mantenimento del deficit nominale sotto il 3% del prodotto interno lordo sono «il perimetro obbligatorio» entro il quale si muoverà la finanza pubblica italiana anche nei prossimi anni. Fermo restando che quest’anno, ogni «intervento aggiuntivo di sostegno all’economia si potrà fare solo a saldi invariati».
L’ennesima rassicurazione alla Ue e ai mercati arriva dal governo nel Programma di riforma che venerdì accompagnerà in Consiglio dei ministri la Nota per l’aggiornamento dei dati economici e di finanza pubblica, che il Tesoro sta ancora mettendo a punto.
Nel piano, che sarà subito trasmesso a Bruxelles, il governo delinea anche gli obiettivi di politica economica da attuare con la Legge di Stabilità del 2014 attesa a metà ottobre, mettendo in cima alle priorità la «riduzione del debito pubblico», che nel 2014 arriverà al 132,2% invece del 130% programmato, e la riforma fiscale, con lo spostamento delle tasse da «capitale e lavoro» a «consumi ed immobili». La stessa ricetta dell’Ocse che proprio ieri ricordava come sia più importante «ridurre il cuneo fiscale che non l’Iva».
I reali margini di manovra per affrontare i nodi residui del 2013, l’Iva che aumenta di un punto a ottobre, la seconda rata dell’Imu, che scatta a dicembre, e il finanziamento delle missioni di pace, saranno chiari solo una volta messo a punto il nuovo quadro congiunturale. Per quest’anno la previsione del Pil (attualmente ferma a -1,3%) dovrebbe essere rivista in leggero ribasso. Le attese di un segno positivo nel secondo semestre potrebbero spingere il governo a indicare una caduta del prodotto di 1,5% punti, con il deficit nominale che resterebbe comunque fermo al 3,0%.
Per garantire l’obiettivo il governo è pronto a utilizzare anche le clausole di salvaguardia presenti nei decreti già approvati nei mesi scorsi, compresa la possibilità di aumentare entro novembre gli acconti Irpef, Irap e Ires. Nel 2014 il margine di manovra sarà senz’altro più ampio. Il deficit tendenziale del prossimo anno, secondo le ultime analisi del Tesoro, sarebbe inferiore al 2,5% del prodotto. Il che significa tra i sette e gli otto miliardi “spendibili” senza infrangere il tetto del 3%.
Oltre alla riduzione del cuneo fiscale, ancora tutta da studiare nella sua articolazione, il governo dovrebbe stanziare almeno un miliardo per l’allentamento della manovra sui Comuni e altri 2 miliardi per consentire l’abbattimento della tassa sulla prima casa, nel contesto della riforma complessiva del fisco immobiliare. Tra gli altri interventi fiscali indicati nel Programma di riforma definito per Bruxelles, c’è anche la revisione del regime delle esenzioni Iva, ma soprattutto la revisione della struttura delle aliquote dell’imposta sui consumi, talmente confuso che arriva a colpire con aliquote diverse lo stesso prodotto, come il pane, solo in funzione del confezionamento o dei sistemi di distribuzione.
In campo fiscale il governo prevede anche la revisione «delle agevolazioni fiscali dirette», l’«utilizzo dei proventi dell’evasione per sgravi fiscali ai contribuenti», ma anche l’avvio della riforma del catasto. Previsti anche un bonus fiscale per le imprese che investono in ricerca e sviluppo, ed agevolazioni forti, con mutui agevolati «a tasso zero» per le imprese piccole e piccolissime.
Le altre priorità sono il rilancio delle opere pubbliche, con l’ampliamento della defiscalizzazione, l’efficienza della pubblica amministrazione, con il contrasto alla corruzione, una nuova spinta sulla concorrenza, il proseguimento delle riforme nel mercato del lavoro, nuovi interventi sul sistema finanziario, anche per migliorare l’accesso al credito delle imprese. Ma tra le prime cose da fare, dice il governo nel documento, c’è la «riforma elettorale» per garantire una maggior «governabilità» del Paese.

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