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Conti e polizze il sogno lombardo veneto

La strada l’ha segnata chiaramente banca Intesa, fasciando le sue agenzie con migliaia di adesivi che riportano una scritta sola: Banca Assicurazione. Il trend è chiaro. Gli istituti di credito, sfiancati da miliardi di crediti ammalorati, dall’aggressività delle fintech e da uno spread sempre più frequentemente su livelli patologici, stanno cercando nel business assicurativo l’estensione quasi naturale della gamma dei prodotti da offrire alla propria clientela. Dopo che qualcuno si era avventurato nella vendita di televisori e di attrezzi per il fitness direttamente allo sportello, il salto dal finanziamento in conto corrente alla polizza assicurativa appare assai meno complicato.

Al trend che disegna la riscoperta italiana dei vantaggi della bancassurance, se ne affianca poi un secondo, legato al cambiamento di paradigma dell’attività bancaria. Il tema è quello della concentrazione dell’attività. Nei dieci anni che vanno dal 2007 al 2017 gli sportelli bancari nell’Unione europea sono passati da 233.340 a 183.418 (-49.922) e le banche si sono ugualmente ridotte nel numero, passando da 8.525 a 6.250 (-2.275). Questa seconda tendenza è destinata a continuare nel prossimo futuro, sulla spinta delle nuove tecnologie, delle diverse esigenze della clientela e di un perentorio taglio dei costi fissi. Ed è con questo background che è tornata a galla l’ipotesi di una possibile aggregazione tra Banco Bpm e Cattolica di assicurazione. L’ipotesi è suggestiva, ma lontana, entrambe le parti si sono chiamate fuori: non esiste nulla all’attenzione dei rispettivi consigli di amministrazione, solo qualche dossier sui tavoli di alcune banche d’affari, desiderose di incrementare le loro fees.

Fascino

Eppure il progetto affascina, soprattutto sul lato veneto. Cattolica è veronese, come il Banco Popolare, che è una delle due anime di Banco Bpm. Una simile evoluzione sarebbe probabilmente vista con buon occhio dalla parte veronese, soprattutto da parte dei due presidenti, Carlo Fratta Pasini e Paolo Bedoni. I due hanno interessi professionali contigui. Entrambi hanno profonde radici nel settore primario, che a Verona pesa più che altrove. L’agricoltura è stata il terreno di formazione dell’avvocato Fratta Pasini e il campo di battaglia dove Paolo Bedoni ha raccolto le sue medaglie da adulto, lavorando per anni a Bruxelles come affermato lobbista, capace di rappresentare le istanze europee fino a vedere pubblicamente riconosciuti i propri meriti addirittura dalla repubblica francese. Entrambi poi hanno radici nella finanza cattolica e giova ricordare che i soci della compagnia assicuratrice, una cooperativa, devono ancora oggi fare professione di cattolica religiosità. Se dunque alla coppia di presidenti Fratta Pasini-Bedoni il progetto potrebbe non dispiacere, sarebbe tutto da verificare l’impatto sul fronte creditizio, ovvero sul lato milanese della banca, dove Giuseppe Castagna sta lavorando duramente per chiudere i conti con il passato e con i miliardi di Npl che si è trovato a gestire in piazza Meda. Ma prima di arrivare a Castagna sono altri i nodi da sciogliere.

A Verona, ad esempio, è iniziato il ballo che porterà al rinnovo delle cariche sociali nella prossima primavera. Tra queste c’è anche la presidenza di Cattolica assicurazioni. Bedoni è saldissimo al suo posto. Ma le tentazioni sono molte. Ad esempio nel prossimo maggio, in occasione delle elezioni europee, Bedoni potrebbe addirittura venir catapultato dalla Lega direttamente a Bruxelles (c’è anche chi lo vede in posizioni altolocate). Per lui sarebbe il coronamento di una carriera. Con buona pace della bancassurance.

Stefano Righi

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