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«Conti in ordine, ora investimenti»

«I nostri conti sono in ordine e la manovra è solida, connotata dal rilancio degli investimenti privati e pubblici. La Ue non si faccia prendere dall’ossessione dei decimali». Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, difende la manovra: 12 miliardi aggiuntivi di investimenti pubblici, antisismico e risparmio energetico per portare l’edilizia fuori della crisi, rilancio degli intercity Fs con la quotazione in Borsa.

«Gli investimenti, pubblici e privati, sono crollati di 110 miliardi di euro dall’inizio della crisi economica in Italia e di 250 miliardi in Europa. Lo dice la World Bank. Possiamo parlare di questo con la Ue anziché dello “zero virgola uno” che manca sull’obiettivo di deficit? Perché il rischio è che l’ossessione europea per i decimali di deficit porti a una discussione lunga e profonda su aspetti della politica economica che risultano marginali in questo momento rispetto ai temi reali che dobbiamo affrontare urgentemente, a partire da quello della crescita. Anche il tema del risanamento dei conti, su cui siamo impegnati al punto che il rapporto deficit/Pil è ai minimi storici, si può risolvere davvero solo accelerando sulla crescita. Noi diciamo a Bruxelles: i nostri conti sono in ordine, come dimostra la chiusura fatta l’anno scorso, lasciateci le leve per agire in favore della crescita e del rilancio degli investimenti». Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, difende la legge di bilancio del governo e conferma che il governo non è disposto a cambiarla neanche in caso di lettera di richiamo della Ue. «Il punto-chiave – dice – è la qualità della manovra, connotata da una impostazione solida e dall’obiettivo del rilancio degli investimenti, a partire da quelli privati che non sono stati selezionati a casaccio, ma con l’obiettivo esplicito di rafforzare i fattori di competitività della manifattura italiana. Un punto decisivo per lo sviluppo e per il futuro del Paese».
Ministro Delrio, partiamo dal rilancio degli investimenti pubblici, che sono la sua competenza più diretta. Cosa prevede la manovra?
Mi faccia fare una premessa. La manovra sugli investimenti non nasce oggi, con questa legge di bilancio, ma è la priorità su cui stiamo lavorando da tempo e con coerenza per far ripartire il Paese. Non le faccio l’elenco completo delle opere che abbiamo sbloccato, dalla terza corsia della Venezia-Trieste all’Alta velocità Napoli-Bari, dalla Pontina (che da sola vale 2,7 miliardi)al project financing della Ragusa-Catania. Ricordo invece che ad agosto il governo ha programmato e assegnato 11,5 miliardi di euro del Fondo sviluppo coesione, concentrandoli su alcune priorità, come il rilancio infrastrutturale degli hub manifatturieri e degli hub turistici del Mezzogiorno oppure la riqualificazione delle periferie urbane,e superando la logica del precedente ciclo di programmazione che aveva frazionato le risorse fra 22mila progetti. Ora la legge di bilancio prevede pagamenti aggiuntivi in investimenti pubblici per 12 miliardi in tre anni, rispettivamente 6 miliardi nel 2017, 4 nel 2018 e 2 nel 2019, cui vanno aggiunti gli investimenti privati che riusciremo a far decollare con i bonus fiscali per risparmio energetico e prevenzione sismica.
Avete una stima per questi investimenti privati di tipo edilizio?
Preferiamo restare prudenti e non quantificare. Pensiamo però che l’uscita dal tunnel della crisi del settore edile, che il Cresme quantifica con una crescita del 2% annuo nei prossimi anni, possa fortemente accelerare, anche rispetto a queste previsioni, per effetto di questi incentivi che abbiamo riformato e potenziato, con una spinta fortissima. Ora bisogna convincere gli italiani dell’utilità di questi interventi in termini di sicurezza e di riqualificazione: per farlo bisogna mobilitare anche le reti di imprese, di artigiani, di Esco (Energy saving company, ndr), che propongano ai condomìni pacchetti congiunti di lavori di prevenzione sismica e risparmio energetico.
Torniamo agli investimenti pubblici. Riuscirete ad accelerare gli investimenti di Rfi e Anas?
Per Rfi l’accelerazione c’è già stata, da 2,7 miliardi di investimenti annui siamo arrivati a 4, e ora bisogna attuare il piano industriale che prevede un vero salto anche in fatto di investimenti. Rfi ha in corso investimenti inclusi nel contratto di programma per 53 miliardi e conta di farne un’altra trentina. Quanto ad Anas, ha cominciato ad accelerare i pagamenti pure, puntando soprattutto sulla manutenzione e sullo sblocco di progetti fermi, in attesa di mettere a punto i progetti esecutivi per le nuove opere. Bisogna superare un gap di maturità progettuale, nella consapevolezza che, come chiede il codice degli appalti, una volta messa a gara la progettazione esecutiva, i lavori procedono più rapidamente. Comunque anche all’Anas abbiamo dato certezza delle risorse: abbiamo 7,3 miliardi di investimenti in corso, 6,7 miliardi programmati dal nuovo contratto di programma, altri 7 finanziati dal Fondo sviluppo coesione nel Sud.
Ci sarà la norma per accelerare il contenzioso Anas?
Ci sarà e destinerà a questo scopo circa 700 milioni di euro di risparmi progettuali provenienti da opere che abbiamo smontato pezzo per pezzo e riprogettato superando l’over-design del passato, cioè la lievitazione di costi non giustificati. C’è maggiore consapevolezza che in passato che lo sblocco del contenzioso, con pagamenti alle imprese che li aspettano da anni, è un altro modo per fare Pil.
Nella legge di bilancio inserirete anche la fusione Fs-Anas?
Abbiamo messo a punto un emendamento che consente questa operazione, stiamo ragionando su quale sia il momento migliore per inserirlo. Stiamo ancora valutando alcuni aspetti critici.
La possibilità per Anas di uscire dal perimetro della Pa?
Sì, ma più in generale Anas ha bisogno di un’autonomia finanziaria che dia certezze finanziarie agli investimenti di lungo periodo. Intanto riportiamo in capo a Rfi e Anas rispettivamente ferrovie regionali e strade provinciali o comunali che non avevano ragione di essere separate dalla rete nazionale. Sicurezza e manutenzione devono essere uguali in tutta Italia senza discriminazione da regione a regione.
A proposito di Fs, la legge di bilancio conferma anche la quotazione in Borsa di Alta velocità e intercity da fare nella seconda metà del 2017?
Ci sarà e si tradurrà in un sostegno al piano industriale delle Fs.
In che senso?
Le risorse che arriveranno dalla quotazione andranno anzitutto a migliorare la qualità del segmento che viene quotato. Mi riferisco in particolare agli intercity per cui è previsto un miglioramento della qualità del servizio senza precedenti. Ad aiutare questo salto sarà il cosiddetto scalamento dei treni: con l’arrivo dei nuovi treni per l’alta velocità, si potrà usare materiale di migliore qualità anche per gli intercity, migliorando l’offerta su direttrici deboli come possono essere la Tirrenica sud o la Taranto-Roma. Ma le risorse andranno anche al potenziamento delle reti regionali e agli investimenti su merci e logistica. Senza contare gli investimenti sulla rete che resterà pubblica.
Non era così nella prima ipotesi di privatizzazione di Fs.
Lei sa che il primo piano mi trovava piuttosto freddo, prima del paletto del mantenimento della rete nella sfera pubblica, mentre oggi, appunto, la quotazione marcia perfettamente allineata al piano industriale, con l’effetto primario di potenziare e migliorare il servizio di trasporto.
Immagino però che il Mef chiederà un dividendo straordinario alla holding Fs per quello che incasserà dalla quotazione.
Certamente una forma di ritorno alle casse statali ci sarà, quella opzione oppure una riduzione equivalente di risorse pubbliche destinate agli investimenti.
È intenzionato a intervenire con alcuni correttivi al codice degli appalti?
Noi abbiamo recepito direttive europee e abbiamo fatto un grosso passo di semplificazione. L’impostazione del codice non si discute e anche nell’attuazione presto arriveranno al traguardo numerosi provvedimenti che abbiamo in corso. Al tempo stesso stiamo monitorando l’effetto prodotto da alcune norme e stiamo distinguendo alcuni specifici problemi reali da quelli inventati. Penso che in questo percorso faremo alcuni interventi mirati e chirurgici che non smentiscono i pilastri del piano.
Ci fa un esempio?
Bisogna mettere al centro la progettazione esecutiva perché questa è esattamente la soluzione al fenomeno per cui i bandi di gara non si traducono mai in cantieri e lavori. Se poi alcuni comuni, che hanno pronti i progetti definitivi ma non ancora quelli esecutivi, rischiano di mandare in avanzo somme spendibili entro fine anno, possiamo ragionare su una norma limitata che li aiuti.

Giorgio Santilli

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