Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Conti messi on line per errore Google brucia fino a 30 miliardi

Fosse capitata a un gigante della old industry la scivolata sul web sarebbe stata oggetto di facili ironie. Ma con Google — la società che nell’immaginario collettivo ha domato Internet e i suoi spazi «decidendo» con il suo algoritmo chi è più importante e chi meno — le cose cambiano: oltre all’ironia c’è spazio per l’ansia da clic perché nessuno è più al sicuro. La società di Mountain View ieri ha messo «per errore» la propria trimestrale online a borse aperte, peraltro incompleta e con un inatteso crollo del 20% nei profitti. Ed è venuto giù il mondo. Il titolo della società fondata da Larry Page e Sergey Brin è sprofondato di oltre il 10% prima di essere sospeso. Il Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici di Wall Street, ha subito il contraccolpo. Per intendersi: il 10% in Borsa di Google vale circa 30 miliardi di dollari, un paio di finanziarie italiane. Non è difficile immaginare il panico e il caos che si deve essere diffuso nella colorata e quasi fiabesca sede della società, in piena Silicon Valley. Anche perché, tra l’altro, il documento non aveva ricevuto il via libera e conteneva anche un «pending Larry quote», un riferimento al virgolettato di commento sui conti da parte del co-fondatore e chief executive officer, Larry Page, che ancora non era arrivato. La caccia al colpevole è scattata subito ma il giallo è stato risolto in poco tempo. La responsabilità non è stata della Sec, l’autorità di controllo su Wall Street, come era stato ipotizzato all’inizio. Ma della società specializzata nelle pubblicazioni di bilanci, RR Donnelley. La società, ha fatto sapere Google, «ci ha informato di aver depositato alla Sec il documento 8K sui risultati trimestrali senza autorizzazione». Possiamo immaginare che l’errore non rimarrà senza conseguenze. Tanto che il realismo della Borsa ieri ha subito punito la RR Donnelley vendendo i suoi titoli.
Google ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto in calo del 20% a 2,18 miliardi di dollari, o 6,53 dollari per azione, dai 2,73 miliardi di dollari dello stesso periodo dell’anno scorso. Al netto di alcune partite contabili, l’utile per azione è stato di 9,03 dollari, al di sotto delle attese degli analisti, che scommettevano su 10,65 dollari per azione. I ricavi sono saliti a 11,33 miliardi di dollari dai 7,51 miliardi del terzo trimestre 2011: un aumento che anche qui non soddisfa le attese del mercato, che puntava a 11,83 miliardi di dollari. I conti sono i primi trimestrali completi che includono l’acquisizione di Motorola citata nel documento come «big negative».
Più che altro l’affaire trimestrale mette in dubbio la capacità dell’advertising online di crescere sempre a doppia cifra nonostante la crisi.
La società ieri ha sistemato il documento e ha riammesso il titolo alla quotazione dopo due ore di stop. Ma la sostanza e i numeri non erano sbagliati, tanto che la perdita ieri sera è stata comunque del 7,67%.
Lo chiameranno lo schiaffo del web a Google. O la vendetta di Internet che, come un novello Frankenstein, si ribellò contro uno dei suoi padri. Ma alla fine, magari, si scoprirà che l’errore dietro il clic è stato di un essere umano. E Internet sarà prosciolto.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa