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Conti Mediobanca ok e dividendi in rialzo “Rcs, c’è solo Cairo”

Nagel ha parlato anche del prossimo aumento di Veneto Banca: «Valuteremo un intervento se utile o indispensabile alla quotazione», nel ricordare che, a differenza di Vicenza, qui Mediobanca non ha ruoli nell’operazione. Infine un incoraggiamento a Renzi e Padoan: «Si sono mossi con coraggio, rimuovendo handicap strutturali per le banche».

Mediobanca archivia un trimestre gennaio-marzo atipico per il settore del credito tricolore, com’è atipica la banca d’affari meneghina. Un utile netto in rialzo del 58% a 121 milioni (il mercato ne attendeva circa 90), grazie a margini di interesse che crescono del 3% per la marcia del credito al consumo, commissioni, accantonamenti su prestiti ridotti del 20% e le premesse per aumentare il dividendo alla fine dell’anno fiscale (giugno): «Dovrebbe esserci un miglioramento, ma dipende dalla fine dell’esercizio », ha detto l’amministratore delegato Alberto Nagel. Dati e dichiarazioni sono piaciuti agli analisti finanziari, tra cui Kbw, Autonomous, Morgan Stanley, che li hanno trovati più o meno positivi, specie sul fronte patrimoniale, dove il Cet1 a regime s’attesta al 13,24% dal 13,4% precedente. In Borsa l’azione è salita dell’1,75% a 6,41 euro, mentre le rivali soffrivano.
Mediobanca, che prepara per novembre il nuovo piano strategico, è oggi piuttosto riparata dalle turbolenze, avendo ceduto buona parte delle partecipazioni che dal 2008 hanno fatto imbarcare volatilità e perdite per 1,1 miliardi. La cessione da fare, quella annunciata di un 3% di Generali (del 13,24% detenuto in Piazzetta Cuccia a valori carico medi sui 15 euro) può aspettare. A dicembre Mediobanca vendette uno 0,22% nel Leone, a 17,18 euro; il prezzo attuale (ieri Generali era a 13,11 euro, -1,06%) consiglia una pausa. «Non abbiamo orizzonti temporali precisi – ha spiegato Nagel – Guardiamo solo alla valorizzazione. L’unica novità è che la nostra generazione di capitale è andata meglio del previsto, e ci consente di guardare la dismissione del 3% di Generali con più attenzione ai valori». Proprio ieri è giunta la prima mossa del neo ad a Trieste, Philippe Donnet: una revisione della struttura organizzativa per cui da Axa arriva Frédéric de Courtois, che dal 1° settembre, dirigerà la nuova funzione Global Business Lines & International, al posto del direttore operativo Carsten Schildknecht, in uscita il 31 luglio; in Italia invece Donnet resterà country manager, ma nominerà ad e dg di Generali Italia al dirigente interno Marco Sesana.
L’ad di Mediobanca, storico socio di Rcs cui rimane un 6,2%, ha risposto anche a una domanda sull’offerta di scambio lanciata da Urbano Cairo sull’editore: «La valuteremo in modo attento ma obiettivo. Non so di proposte alternative, ora c’è solo questa sul tavolo, se arriveranno le valuteremo. Noi vogliamo valorizzare la nostra quota nei modi e tempi giusti, appoggiando progetti che siano nell’interesse nostro e dell’azienda». Nagel ha ribadito che «non c’è alcun attrito né con Cairo, che conosciamo da 15 anni con relazioni cordiali», né con Intesa Sanpaolo, banca che lo sponsorizza su Rcs e «con i cui vertici c’è un rapporto collaborativo ». Mediobanca in passato cedette i due terzi della quota in Rcs a 1,20 euro per azione, rispetto agli 0,52 euro offerti ora in carta da Cairo.

Andrea Greco

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