Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Conti, l’Ue striglia l’Italia ma il voto allontana il rischio bocciatura

Resta un buco nei conti pubblici italiani. La Commissione europea lo certificherà oggi con la pubblicazione delle previsioni economiche d’autunno, i numeri ufficiali su crescita e deficit che saranno alla base del giudizio sulla manovra 2018 messa in campo dal governo Gentiloni atteso per il 22 novembre. Lo scostamento è minimo, 1,7 miliardi, ma sufficiente da infastidire diversi governi visto che l’Italia aveva già ricevuto un maxi sconto informale da Bruxelles sul risanamento del prossimo anno da 10 oltre miliardi. Tuttavia la volontà politica del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, di non entrare a gamba tesa nella campagna elettorale italiana – vissuta in Europa con apprensione per il rischio euroscettici– allontana l’ipotesi bocciatura. Ma in primavera i conti dovranno comunque tornare e il nuovo governo potrebbe essere costretto a mettere mano subito al portafoglio. Oggi la Commissione confermerà che l’Italia quest’anno crescerà dell’1,5%, più di quanto previsto da Bruxelles lo scorso inverno e in linea con i nuovi dati del Tesoro, limando però al ribasso i dati del Pil per il 2018 e 2019 a causa dell’uscita graduale della Bce dal programma di acquisto dei titoli di Stato dell’eurozona (Qe). Il debito sarà dato in stabilizzazione, anche se pesano gli interventi sulle banche. Se i conti per il 2017 sembrano tornare, con un deficit che sarà stimato intorno al 2,1% del reddito nazionale, come indicato dal governo, è il dato sul 2018 che preoccupa: per Bruxelles il deficit nominale scenderà all’1,8% e non all’1,6% programmato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Il che comporta che il deficit strutturale – quello calcolato al netto delle una tantum – non sarà tagliato di tre decimali, ma dello 0,2%, confermando i dubbi che Bruxelles aveva espresso due settimane fa con una lettera al governo. Lo scostamento è essenzialmente dovuto a una diversa metodologia di calcolo applicata dai funzionari italiani rispetto a quelli europei, tema da anni al centro di dibattiti tecnici e politici tra Roma e Bruxelles. Qualcosa potrebbe essere recuperato alzando le spese affrontate dall’Italia per i migranti, ma non sarà sufficiente a coprire gli 1,7 miliardi mancanti. Gli esperti di entrambi i fronti sono al lavoro per trovare una soluzione entro il 22 novembre nonostante Roma non abbia rispettato i patti con la Ue dopo lo sconto pari allo 0,6% del deficit che già stirava le regole europee quasi oltre il consentito.
Alla fine per non condizionare la campagna elettorale tra due settimane Bruxelles potrebbe scegliere di promuovere l’Italia con una revisione del giudizio in primavera. In sostanza, dopo le elezioni la Commissione potrebbe stilare un rapporto sul debito italiano (in ossequio all’articolo 126,3 del trattato Ue) e in quella sede decidere se alla fine il buco è stato coperto oppure no, chiedendo eventualmente un intervento aggiuntivo. Come del resto avvenuto quest’anno, con il Bruxelles che prima del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre aveva chiuso un occhio sui conti italiani, costringendo però Padoan ad una manovra bis ad aprile. Al momento si tratta solo di ipotesi, con i tecnici che sull’asse Roma-Bruxelles cercano la soluzione più soft possibile per non danneggiare la crescita (e il clima politico) in Italia.

Alberto D’Argenio

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa