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Conti in Svizzera, l’accordo sul Fisco Addio anonimato, così le sanzioni

Il governo spiana la strada al rientro dei capitali detenuti illecitamente all’estero. L’esecutivo di Matteo Renzi è infatti pronto a chiudere l’accordo bilaterale con la Svizzera, un passaggio cruciale per il successo della voluntary disclosure varata a fine anno, il meccanismo che prevede l’autodenuncia dei redditi nascosti oltreconfine con il pagamento delle imposte dovute e di sanzioni penali ed amministrative ridotte. 
La nuova intesa prevede lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei due Paesi (a regime dal 2017, su richiesta per ora), un nuovo sistema di tassazione dei lavoratori transfrontalieri italiani, ma anche l’uscita della Confederazione dalla «black list» dei Paesi che l’Italia considera non collaborativi dal punto di vista fiscale. Una circostanza, questa, che alleggerirebbe non di poco le sanzioni previste dalla voluntary disclosure , rendendo molto più allettante la regolarizzazione per i contribuenti.
Per la riemersione dei capitali detenuti illecitamente nei Paesi “collaborativi”, infatti, le sanzioni per la mancata denuncia dei redditi esteri in dichiarazione scendono dal 5-6% al 3%, mentre non si applica il raddoppio della sanzione minima relativa al mancato pagamento delle imposte. Ma soprattutto le annualità accertabili passerebbero dalle ultime dieci alle ultime cinque: in pratica si pagherebbero solo le tasse dovute dal 2009, e non dal 2004, ad oggi.
Per far scattare questi benefici l’accordo tra Roma e Berna dovrà essere perfezionato entro il prossimo due marzo, la data limite prevista dalla stessa legge che ha introdotto la voluntary disclosure , ma la firma dell’intesa sarebbe in realtà questione di ore.
Lo scambio di informazioni automatico, secondo le previsioni dell’accordo e della direttiva Ue sulla cooperazione amministrativa entrerebbe a regime, di fatto, dal 2017 e per i redditi maturati dal primo gennaio 2016. Nel frattempo le autorità svizzere forniranno a quelle italiane le informazioni necessarie “su richiesta”, ma sarà possibile chiedere dati anche su gruppi di contribuenti e non solo su singoli individui. L’accordo apre la strada all’operatività al dettaglio delle banche elvetiche in Italia, ma solo indirettamente, con l’uscita della Svizzera dalla «black list». Berna avrebbe voluto un via libera esplicito, che nell’accordo non c’è, ma che è rimesso alla competenza della Commissione Ue.
Intanto, entro la fine del mese, l’Agenzia delle entrate metterà a punto il modello definitivo per l’adesione alla voluntary disclosure ed emanerà la circolare con i chiarimenti e le istruzioni per la compilazione. L’operazione, a quel punto potrà decollare. Le attese del governo, corroborate da quelle dei commercialisti e dei gestori patrimoniali, sono alte. Ne deriverebbe gettito “una tantum” con la regolarizzazione del passato, di cui 700 milioni serviranno ad evitare l’aumento delle accise sulla benzina, ed un recupero strutturale di base imponibile.
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