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Conti in Svizzera, accordo a fine anno

BERNA — La Svizzera ha fretta. Ha fretta di siglare accordi sul prelievo fiscale dei conti bancari appartenenti a cittadini stranieri prima che la comunità internazionale le chieda un prezzo più salato o che possa violare il sacro tempio del segreto bancario. Questa offensiva diplomatica ha spinto ieri mattina le autorità elvetiche a sbilanciarsi in una dichiarazione impegnativa: ritengono possibile arrivare a una prima firma dell’accordo fiscale con l’Italia entro la fine dell’anno. Di più, è stata formulata una data di massima, il 21 dicembre prossimo. Si tratterebbe di una firma storica, perché verrebbe spianata per la prima volta la strada alla possibilità per il fisco italiano di tassare i capitali nel corso degli anni fuggiti a nord di Chiasso (valore stimato circa 160 miliardi di euro), mentre la Svizzera potrebbe ulteriormente scrollarsi di dosso la scomoda etichetta di paradiso fiscale. La volontà, ma anche la concreta speranza di approdare entro la fine del 2012 a una prima firma italo – elvetica è stata confermata ieri mattina a Berna nel corso di un incontro con la stampa da Oscar Knapp, capo della segreteria di stato del governo: «Vogliamo rendere sempre più trasparenti i flussi di denaro da e per le Svizzera ma al tempo stesso garantire la privacy ai clienti del nostro sistema finanziario» ha chiarito Knapp. Detto in altri termini: la Svizzera è disposta a pagare ma chiede che venga tutelato l’anonimato di chi ha un conto a Ginevra o Lugano. La strada verso il traguardo non è tuttavia priva di ostacoli. Prima di tutto, il documento che verrebbe siglato da qui a poche settimane sarebbe solo una bozza condivisa dalle due delegazioni, destinata poi a passare all’esame dei due Parlamenti nazionali.
Ciò significa che Roma riceverà i soldi della prima tassazione da oltre confine non prima del 2014. Inoltre su come funzionerà il prelievo fiscale non è stata ancora raggiunta l’unanimità. Il meccanismo ricalcherà i patti che Berna ha già sottoscritto sulla stessa materia con i governi di Londra, Berlino e Vienna e si compone essenzialmente di due imposte: una sulla rendita annuale dei risparmi custoditi in Svizzera dagli stranieri e una seconda che serve a chiudere i conti con il passato, in pratica una sorta di sanatoria fiscale. Sull’entità della prima tassa non sembrano esserci grandi equivoci: essa sarà allineata grosso modo a quella già in vigore in Italia. Sull’imposta “tombale” per il passato invece le posizioni delle due delegazioni – che secondo fonti svizzere si stanno incontrando ormai con cadenza settimanale – sono ancora distanti. La Germania ha strappato un bonus pesantissimo, che in alcuni casi può arrivare al 40% del capitale depositato; ci sono timori ad applicare una misura altrettanto severa agli esportatori di valuta italiani perché nel frattempo potrebbero spostare i loro «tesoretti» dalla Svizzera ad altri paradisi fiscali. Nelle scorse settimane si era parlato di un 30-35%, ma il negoziato è tutto aperto. Nello specifico le stesse fonti elvetiche sono discordi; rappresentanti governativi interpellati ieri a Berna hanno detto che nel caso della Germania, dopo la firma del trattato appena lo 0,4% dei risparmiatori ha voltato le spalle alle banche elvetiche. Un report dell’Ubs segnala che nel 2011 ben 10 miliardi di franchi svizzeri avrebbero abbandonato il paese verso destinazione ignota, forse allarmati dall’operazione trasparenza messa in atto ormai da mesi.

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