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Conti e governance, Unicredit a consulto

MILANO Oggi pomeriggio Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, presenta alla comunità finanziaria i conti annuali dell’istituto. Un test cruciale per i risultati raggiunti ma anche per sondare l’umore degli azionisti circa la sua conduzione della banca.
Unicredit dovrebbe chiudere il 2015 con ricavi per 1,4 miliardi secondo il consensus degli analisti (dai 2 miliardi del 2014). Sui conti peseranno, con ogni probabilità, per centinaia di milioni di euro il contributo al Fondo di risoluzione per le quattro banche salvate (Etruria, Marche, Chieti, Ferrara) e le spese per l’uscita dall’Ucraina. Lo stesso Ghizzoni al Forex aveva anticipato che «i risultati dell’anno sono buoni, il business è in crescita e la situazione patrimoniale è buona. Siamo soddisfatti dei risultati che sono in linea e per certi versi superiori a quanto ci aspettavamo».
L’utile del 2015 e l’eventuale modalità di assegnazione del dividendo (in contanti, in azioni, o entrambi a scelta) saranno la cartina al tornasole della gestione Ghizzoni. Unicredit ha perso quasi il 50% in Borsa dalla presentazione del nuovo piano industriale dello scorso novembre: i timori sono che la dotazione di capitale — sopra i minimi richiesti dalla Bce ma tra i più bassi nel gruppo delle banche «sistemiche» — possa prima o poi portare a un nuovo aumento di capitale nonostante Ghizzoni l’abbia sempre escluso in quanto non necessario. Solo nell’ultimo mese Unicredit ha perso il 35%, quasi il doppio rispetto all’indice FtseMib (-18%) e soprattutto capitalizza soli 19 miliardi, pari ad appena 0,36 volte il patrimonio tangibile.
Ghizzoni dovrebbe dare anche aggiornamenti sull’andamento del piano industriale che punta a risparmi per 1,6 miliardi e ad un utile di 5,3 miliardi al 2018 senza aumenti di capitale ma rafforzando il patrimonio in maniera organica. Oltre alla cessione dell’Ucraina e alla ristrutturazione di Bank Austria, nei giorni scorsi è stato raggiunto con i sindacati l’accordo per l’uscita di 2.700 dipendenti in Italia e l’assunzione di 700 nuove figure.
Il board sarà anche l’occasione di un chiarimento dei rapporti con consiglieri e soci dopo che ieri Leonardo Del Vecchio, uno degli azionisti privati più importanti (sia pure sotto il 2%) ha espresso l’esigenza di un cambio al vertice: «Ghizzoni è un bravo banchiere ma forse la banca oggi ha bisogno di cambiamenti così radicali per intraprendere un nuovo cammino che solo una discontinuità può realizzare». Del Vecchio sembra abbia dato voce a un malcontento che coverebbe presso alcuni azionisti, in particolare internazionali. Tuttavia nei giorni scorsi Luca Cordero di Montezemolo — vicepresidente in rappresentanza del fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar, che con il 5% è il primo socio di Unicredit — ha detto che Ghizzoni sarebbe rimasto amministratore delegato. Ieri Montezemolo non ha voluto commentare: «Domani (oggi, ndr ) abbiamo un consiglio importante». Bisognerà vedere anche come si orienteranno le fondazioni (complessivamente al 10%), a cominciare da Crt e Cariverona, le cui posizioni sono state divergenti un anno fa sul rinnovo del board.
In ogni caso, se i conti non dovessero soddisfare gli azionisti e le pressioni del mercato dovessero portare alla sostituzione di Ghizzoni, secondo alcune letture il banchiere potrebbe ascendere alla presidenza al posto di Giuseppe Vita, sebbene Ghizzoni al Forex l’abbia escluso. Ci sono anche scenari di cambi più radicali, con cambi alla presidenza (si parla dello stesso Montezemolo o della consigliera indipendente Lucrezia Reichlin) e alla guida dell’azienda: come ceo si parla di banchieri italiani con esperienza internazionale, e i nomi circolati sono quelli di Flavio Valeri (Deutsche Bank Italia), Marco Morelli (Bofa-Merrill Lynch), Andrea Orcel (Ubs), Carlo Cimbri (Unipol), Gaetano Micciché (Intesa Sanpaolo), mentre, in caso di scelta dall’interno, quelli di Gianni Franco Papa (capo dell’investment banking), Carlo Vivaldi (capo dell’Est Europa) e di un ex come Jean Pierre Mustier.

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