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Conti deposito, tassazione al 27%

di Giuseppe Di Vittorio 

Interessi latenti sui depositi bancari saranno tassati al 27% nel 2011. Prevale, in questo caso, il principio della competenza rispetto a quello di cassa. La conseguenza è che c/c e conti depositi saranno penalizzati mentre le obbligazioni saranno favorite. Nel decreto Milleproroghe dovrebbe contenere una norma che meglio chiarisce le modalità di tassazione degli interessi maturati, non corrisposti fino al 31 dicembre 2011 e incassati invece nel 2012. Il fisco colpirà con un'imposta del 27% gli interessi maturati fino a fine anno su conti correnti bancari, ma soprattutto sui depositi bancari, postali e sui certificati di deposito emessi dagli istituti di credito. La tassazione più mite, quella del 20%, potrà valere solo sul maturato a partire dal 1° gennaio 2012, il tutto anche se l'intera somma è incassata nei prossimi 12 mesi ma come detto è maturata nel 2011.

Gli interessi che varcano il confine di fine anno. La tassazione sulle rendite finanziarie generate da tutti gli strumenti e prodotti finanziari a partire dal 1 gennaio del 2012 è del 20% (decreto legge n.138 del 13 agosto 2011, detto Manovra di agosto). Il legislatore ha escluso poi specifiche attività che fanno eccezione. Fino al 31 dicembre 2011 c'erano strumenti che pagavano il 27% ma con il nuovo anno beneficiano di un'imposta più mite al 20%. Al contrario invece ci sono un altro gruppo di strumenti che generano rendite e plusvalenze da negoziazione che pagavano fin alla fine di quest'anno il 12,50%, ma con il nuovo anno vedranno peggiorare il carico impositivo fino al 20%. Il governo ha chiarito su come tassare tutto ciò che è maturato nel corso del 2011 ma poi verrà incassato nel 2012. Un esempio potrà chiarire meglio la vicenda. Un risparmiatore ha un conto di deposito di 100 euro presso una banca, vincolato a un anno, con interessi corrisposti annualmente. L'investitore ha aperto il rapporto 3 gennaio 2011. Gli interessi di un intero anno gli verranno corrisposti il 4 gennaio 2012, nonostante sono maturati praticamente quasi tutti nel 2011. Lo stato quindi pretende sulla parte di interesse maturata il 2011 un tassazione del 27% invece che del 20%. L'aliquota più mite andrà applicata solo per i primi giorni del 2012. Prevale dunque il principio della competenza rispetto a quello della cassa o detto sempre con un linguaggio tecnico, viene calcolato il rateo di interesse. L'atteggiamento del fisco solo apparentemente può sembrare pretestuoso. Il principio di cassa infatti penalizza i contribuenti con prelievi più pesanti nell'anno precedente rispetto al nuovo anno ma avvantaggia quelli che avevano una tassazione più mite.

Se il nostro investitore invece che il deposito possiede un'obbligazione bancaria con le stesse caratteristiche (titolo a 1 anno, scadenza 3 gennaio 2012) le cose cambiano. Gli interessi maturati nel 2011 verranno colpiti al 12,50% e solo quelli prodotti in quei primi giorni del 2012 al 20%. La problematica si pone chiaramente solo per i prossimi 12 mesi. Quando le somme sono di modesta entità le cose non cambiano molto, ma su cifre importanti le precisazioni del governo hanno sicuramente un senso.

Beneficiati e penalizzati. Entriamo però nel dettaglio degli strumenti per i quali è cambiato qualcosa a livello di tassazione. Fanno parte del primo gruppo, tassazione al 20% nel 2012 dal 27% 2011, gli strumenti del mercato monetario, quelli cioè che impegnano la liquidità (conti correnti, i conti di deposito non vincolati, libretti di risparmio) e i certificati di deposito.

Fanno parte del secondo gruppo invece, tassazione al 20% nel 2012 dal 12,50% del 2011 le obbligazioni, i pronti contro termine, i derivati, il forex, le quote negli organismi del risparmio gestito (etf, sicav, fondi comuni di investimento, le polizze vita).

Tutto come prima al 12,50%. Tornando alla tassazione delle rendite finanziarie è stato detto che quelle generate da una serie di attività fanno eccezione. Non è cambiato nulla in termini di prelievo sulle rendite e le plusvalenze da negoziazione sui titoli di stato, buoni fruttiferi postali, le obbligazioni emesse dalle amministrazioni locali anche con ordinamento autonomo, i boc per intenderci. Fanno parte del novero delle eccezioni anche i bond emessi dagli organismi sovranazionali con i quali l'Italia ha precisi accordi (Birs, Bei, Bers per esempio). Le rendite e le plusvalenze prodotti da questi strumenti continueranno a essere colpiti da una tassazione al 12,50%. Fanno gruppo a sé anche le rendite derivanti dai fondi pensione i cui risultati saranno assoggettati a un'imposta dell'12,50%,

Le minusvalenze. Il diverso regime di tassazione fra il 2012 e il 2011 ha imposto un trattamento particolare anche per le minusvalenze da negoziazione, le perdite che si realizzano quando un titolo è comprato a 100 per esempio e venduto a 90, con un rosso di 10. Le minusvalenze realizzate fino al 31 dicembre 2011 e nei quattro anni precedenti potranno essere compensate con le plusvalenze realizzate soltanto per il 62,50% del loro valore. Nell'esempio indicato solo per 6,25. Il fisco non sembra proprio aver dimenticato nulla.

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